Dal caso Moro al ricordo delle vittime del terrorismo, una giornata che richiama memoria, democrazia e impegno civile.
Ogni anno, quando il calendario segna il 9 maggio, l’Italia si ferma per guardare in faccia i propri fantasmi e onorare chi non c’è più. Non è una data scelta a casaccio: è il giorno in cui, nel 1978, il Paese intero rimase col fiato sospeso davanti a quella Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma, dove le Brigate Rosse avevano abbandonato il corpo senza vita di Aldo Moro. Da quel momento, quella ferita è diventata il simbolo di un dolore collettivo che non vuole e non deve finire nel dimenticatoio.
Dal 2007, per rinfrescare la memoria a chi tende a girarsi dall’altra parte, lo Stato ha istituito ufficialmente il Giorno della Memoria. È un modo per stare vicini, non solo a parole ma con il cuore, alle famiglie che hanno vissuto sulla propria pelle l’inferno del terrorismo, sia quello cresciuto tra le mura di casa nostra che quello arrivato da fuori. In ballo non c’è solo un sostegno morale, ma il dovere di rendere omaggio a uomini e donne che hanno pagato il prezzo più alto, diventando pilastri, loro malgrado, della nostra democrazia.
C’è un punto fondamentale su cui non si può fare sconti: bisogna tenere gli occhi aperti. Già nel 2008, l’allora Presidente Napolitano lo aveva detto chiaro e tondo, spiegando che la cosa più importante è evitare che un’esperienza così traumatica finisca nel cestino della storia. Cancellare i ricordi sarebbe un errore imperdonabile, perché solo masticando quel passato amaro si può evitare che certi fenomeni tornino a bussare alla porta, mettendo di nuovo a repentaglio la libertà degli italiani.
Insomma, questo appuntamento non è una semplice passerella istituzionale o un rito stanco. È una questione di impegno civile, un puzzle di storie umane e sacrifici che hanno dato forma all’Italia di oggi. Ricordare Moro e tutte le altre vittime significa, in fin dei conti, non abbassare mai la guardia e dare il giusto peso a quelle pagine scritte con il sangue che, piaccia o meno, fanno parte del nostro DNA.