I ribelli dell’economia

La nuova generazione preferisce il “valore d’uso”, ossia la capacità di un bene o servizio di soddisfare un bisogno umano. Insomma ci si arrangia come si può.

Si sta assistendo ad un profluvio di ricerche relative al rapporto che la Generazione Z (i nati nella seconda metà degli anni ’90 e il primo decennio del nuovo secolo) ha col mondo del lavoro e col risparmio. L’economista statunitense Alice Lassman ha coniato il neologismo “disillusionomics” per indicare la reazione della Generazione Z a un sistema finanziario considerato in frantumi.

Ossia non più il posto fisso per 40 anni ma nuovi percorsi. Più che una scelta una necessità, in quanto il lavoro non è più sinonimo di scalata sociale, né un mezzo per l’acquisto di una casa. Una generazione che ha sul groppone un’enorme mole di debiti (prestiti studenteschi e non solo) accumulata per ottenere titoli di studio che non offrono le sicurezze del passato.

Per restare a galla nel “Mare magnum” dell’economia l’unica soluzione è stata la creazione di micro-flussi di reddito, dal lavoro flessibile al subaffitto di parti di appartamenti, sino a creare contenuti online. In questo contesto la fiducia nel futuro è molto scarsa. Giacché è quasi impossibile comprare una casa, molti decidono di investire quel poco di risorse finanziarie in varie esperienze, come viaggi, concerti, cultura. Una sorta di “carpe diem”, tanto il domani è incerto.

Inoltre viste le difficoltà per poter accedere ai consumi di lusso, ci si orienta verso alternative più economiche e si opta per investimenti in criptovalute, mercati predittivi e trading online. L’idea è basata sulla convinzione che il capitale possa fruttare in tempi più brevi rispetto alla finanza tradizionale. Non è una gestione approssimativa del proprio bilancio ma un adattamento alle mutate condizioni socioeconomiche. I 3 capisaldi delle generazioni precedenti casa, famiglia, pensione non sono solo irraggiungibili ma rappresentano vere e proprie chimere.

Per sbarcare il lunario ci si arrangia come si può

Dunque tutto si trasforma in fonte di reddito e quando ci trova alle strette bisogna pur aver qualche alternativa a portata di mano. Si utilizzano spesso sistemi tipo “compra ora, paga dopo” un sistema di pagamento rateale che permette di acquistare beni o servizi subito e pagare l’importo in piccole rate nel tempo, solitamente senza interessi.

Comunque stiano le cose è una generazione che spende meno di quelle precedenti, più una necessità che una scelta. Si preferisce il “valore d’uso”, ossia la capacità di un bene o servizio di soddisfare un bisogno umano. Misura l’utilità pratica e concreta legata al consumo o all’impiego di una risorsa, indipendentemente dal suo prezzo sul mercato. Poi, come in tutti i fenomeni sociali dirompenti, si verificano situazioni estreme, fino ad arrivare a comportamenti dannosi per le aziende come il furto.

In generale in una siffatta situazione domina l’ansia di non riuscire a farcela. Impossibile pianificare nel lungo periodo, tutto si concentra nel soddisfare i bisogni di adesso, perché del domani non v’è certezza, come scrisse Lorenzo de’ Medici nel XV secolo. Tuttavia, secondo gli esperti, non c’è piena cognizione del mutamento in corso, trattandosi più di una reazione contingente che di programmazione.

Malgrado tutto, è in atto un sovvertimento del paradigma culturale sia del lavoro che della sua rappresentazione! Ai posteri…