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I canali di Venezia sono al… verde

La città invidiata dal mondo intero per la sua bellezza, in una domenica di maggio si è risvegliata con le acque che attraversano i suoi canali colorate di un insolito e straniante verde fluorescente.

Venezia – La città veneta che tutto il mondo ci invidia si adagia dolcemente su oltre 100 piccole isole all’interno di una laguna nel mare Adriatico. È sprovvista di strade, ma fornita di canali circondati da palazzi rinascimentali e gotici. È definita la “serenissima”, non per la sua… tranquillità, ma perché “serenissimo” era l’appellativo dato al doge, capo dello Stato della Repubblica di Venezia. Ora questa sublime città, l’ultima domenica di maggio si è svegliata con i canali ricoperti di verde fluorescente, destando stupore tra i turisti.

Le autorità cittadine sono state immediatamente allertate per dirimere l’arcano fenomeno. Si è pensato ad una azione di protesta per la difesa dell’ambiente da parte di Ultima Generazione, gruppo di disobbedienza civile noto per le azioni dimostrative, tipo imbrattare di pittura i beni artistici, per richiamare l’attenzione dei politici e dell’opinione pubblica sui pericoli del cambiamento climatico. Ma gli attivisti hanno negato di esservi implicati. Già in passato, precisamente nel lontano 1968, durante la Biennale dell’arte, l’artista argentino Nicolàs Garcia Uriburu, colorò di verde il Canal Grande, per invitare l’opinione pubblica ad avere comportamenti più ecologici. Praticamente un antesignano, forse aveva già capito dove saremmo andati a sbattere.

Ci fu un precedente nel 1968

Non si conosce ancora la ragione del fenomeno. Si fanno molte ipotesi, tra cui quella che ha maggior consenso è che si tratti di una sostanza usata per verificare il corretto funzionamento delle condutture. L’ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione e l’Ambiente del Veneto) ritiene che responsabile della colorazione di verde dell’acqua sarebbe una sostanza, la fluoresceina. Si tratta di una sostanza in polvere, non tossica, utilizzata come “tracciante” nelle tubature o negli scarichi urbani per analizzarne il tragitto durante una perdita d’acqua. Questo fenomeno si è verificato, qualche tempo fa, anche in una roggia (canale artificiale di modesta portata) di Rozzano a Milano e, ancora prima sul Lago di Como, dove si stava lavorando alle fognature.

I tecnici dell’ARPAV hanno garantito la non pericolosità per l’ambiente acquatico e che “sotto il sole ha bisogno di qualche giorno per dissolversi completamente in acqua”. Le autorità costituite si sono messe all’opera disponendo, come hanno dichiarato alla stampa: “un’intensificazione della vigilanza in ambito lagunare, per monitorare eventuali criticità e prevenire ulteriori episodi analoghi“. L’ipotesi che lo sversamento del liquido nel Canal Grande sia stato causato da un incidente, secondo una nota dell’ARPAV è “difficile quantomeno molto improbabile“.

L’utilizzo della fluoresceina. Foto di: Picasa

Con il Web la notizia ha fatto il giro del mondo e, coi tempi che corrono, le preoccupazioni, soprattutto per gli operatori turistici, sono state tante. Se si fosse trattato di inquinamento, le casse di molti avrebbero versato tante lacrime amare, per il semplice fatto che la maggioranza dei turisti avrebbero disertato la loro presenza in loco o disdetto eventuali prenotazioni. Invece, l’ARPAV, per la fortuna delle tasche dei commercianti, finora ha fornito rassicurazioni. Menomale, perché, all’inizio, molti cittadini, visto il colore, hanno pensato che fosse un presagio della loro futura condizione economica: essere al “verde”.

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