Hantavirus: quali sono i rischi reali per l’Italia?

Gli esperti analizzano la possibilità di diffusione nel Paese dopo il focolaio sulla MV Hondius. Riflettori accesi sul raro ceppo “Andes” e la trasmissione tra persone.

Con il ritorno dell’Hantavirus nelle cronache internazionali, la domanda che si pone con insistenza riguarda la reale pericolosità per il territorio italiano. Sebbene lo spettro di una nuova pandemia sia stato prontamente allontanato dai virologi, la particolarità del ceppo individuato nel recente focolaio marittimo impone un’analisi rigorosa sulle modalità di trasmissione e sulla capacità di penetrazione del virus in Europa.

Può arrivare in Italia?

Il rischio di importazione del virus è considerato un’ipotesi concreta, ma gestibile. La possibilità che il virus arrivi in Italia è legata principalmente al rientro di viaggiatori da zone endemiche (come il Sud America) o dal monitoraggio di cittadini europei transitati per focolai attivi, come quello della nave MV Hondius.

A differenza del Covid-19, l’Hantavirus non si diffonde “nell’aria” in modo indiscriminato; necessita di specifici roditori serbatoio. I ceppi più pericolosi sono legati a specie animali non comuni nel panorama urbano italiano, limitando drasticamente la possibilità di focolai autoctoni su larga scala.

Il contagio da uomo a uomo: l’eccezione del ceppo “Andes”

Uno dei punti più delicati riguarda la modalità di trasmissione, che solitamente avviene solo tramite il contatto con deiezioni di roditori. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’Hantavirus non si trasmette tra esseri umani. Tuttavia, esiste un’eccezione documentata: il ceppo Andes (originario del Sud America e sospettato nel caso della MV Hondius).

Questo specifico ceppo ha dimostrato in passato la capacità di trasmettersi da persona a persona, sebbene in contesti di contatto molto stretto e prolungato. È proprio questa caratteristica a mantenere alta l’allerta dei laboratori di riferimento come lo Spallanzani.

Rischi concreti e prevenzione

Per la popolazione generale italiana, il rischio attuale è classificato come “molto basso”. L’Italia dispone di protocolli di identificazione molecolare avanzati, capaci di isolare il virus nei soggetti sospetti prima che si inneschi una catena di contagio. Gli esperti ribadiscono che la bassa efficienza della trasmissione interumana, anche per il ceppo Andes, rende impossibile uno scenario paragonabile alla velocità di diffusione del SARS-CoV-2.