Guai a voi: non toccate il pioppo di Lochiel

Gli attivisti rimarranno sull’albero sino a quando le autorità americane decideranno di desistere sulla costruzione dell’inutile muro di frontiera.

Quando si sente parlare di Arizona viene subito in mente il Grand Canyon, una spaccatura nel terreno profondo un miglio scavata dal fiume Colorado. Una delle meraviglie naturali del mondo per i suoi paesaggi desertici iconici del vecchio West, caratterizzati da immense distese di cactus, rocce rosse e parchi spettacolari.

D’altronde già la sua etimologia richiama atmosfere suggestive, “piccola sorgente”, appellativo dato dai nativi americani, indicando una falda d’acqua vicino al confine col Messico. Oggi il territorio ha meritato la ribalta della cronaca internazionale per un’iniziativa di un gruppo di attivisti che tentano di difendere l’ultimo pioppo al confine tra Arizona e Messico.

Un esemplare di circa 200 anni che viene difeso da gruppi di persone che a turno si accovacciano nel suo fogliame perché è a rischio abbattimento, sorte che è toccata ad altri tre pioppi. La località in questione è un piccolo paese dell’Arizona meridionale, Lochiel.

A difesa dell’ultimo dei mohicani c’è il Madrean Archipelago Wildlife Center (MAWC), un’organizzazione no-profit per la difesa della fauna selvatica e gli ecosistemi naturali, in particolare sulla regione delle catene montuose isolate tra il sud-ovest degli Stati Uniti e il nord del Messico, che ha definito il pioppo “la nostra Statua della Libertà”.

Gli alberi vengono eliminati perché al loro posto sarà eretto un muro di frontiera. Il territorio è un habitat naturalistico per animali senza frontiere, orsi, istrici e una varietà di uccelli che rischia di scomparire proprio per gli abbattimenti degli alberi.

D’altra parte in questa zona i pioppi hanno assunto un significato importante. Dove ce n’è uno vuol dire che c’è acqua sotterranea e quindi possibili fiumi, falde e sorgenti. Purtroppo moltissime foreste sono scomparse a causa del depauperamento delle acque, urbanizzazione selvaggia e per il prelievo di risorse dal suolo e dal sottosuolo.

L’ultimo pioppo rimasto, forse volendo comunicare alle umane genti che i confini in natura non esistono, ha il tronco sul terreno federale, una parte è, invece, all’interno di una proprietà privata. Una matassa difficile da dipanare per le autorità che ignorano le modalità di intervento proprio per quest’intreccio.

Quell’inutile muro di frontiera…

Gli attivisti hanno fatto sapere che rimarranno lì fino a quando non sarà trovata una soluzione e che la popolazione non è più disposta a vedere abbattuti altri alberi. Intanto il muro continua ad essere eretto. Non si sa come andrà a finire il contenzioso, visto che per completare il lavoro dovranno estirpare l’ultimo esemplare, se riescono a far scendere dall’albero gli attivisti.

E’ incomprensibile la decisione delle autorità federali di costruire un muro, anche perché quella parte di territorio non ha visto fenomeni di immigrazione clandestina. Infatti anche lo sceriffo della contea ha manifestato la sua contrarietà alla sua edificazione. Allora a che cosa dovrà servire?

Un’ennesima conferma del potere trumpiano? Chissà. Se le autorità statunitensi continuassero a comportarsi come negli ultimi gravi casi verificatisi durante manifestazioni di piazza, come a Minneapolis, nello scorso gennaio, in cui due manifestanti rimasero uccisi dagli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), c’è poco da stare allegri per gli attivisti del pioppo.

Un episodio non unico purtroppo nella recente storia americana, indegno per uno stato democratico che deve garantire il libero esercizio del sacrosanto diritto di protesta, sancito da tutte le costituzioni liberali. Per i nostri eroi si spera che tutto vada per il meglio.