Il nubifragio che ha fermato il concerto di Bad Bunny a Milano è solo l’ultimo allarme. Gli scienziati: fenomeni tre volte più probabili di 70 anni fa.
Milano – Ottantamila persone in fuga sotto una pioggia di ghiaccio, il palco spento dopo appena sei canzoni, spettatori colpiti alla testa e portati via dal 118. La serata di sabato 18 luglio all’ippodromo La Maura, dove Bad Bunny stava chiudendo l’unica tappa italiana del suo tour mondiale, si è trasformata in pochi minuti in una scena da film catastrofico: grandine, fulmini e raffiche di vento hanno costretto i vigili del fuoco a evacuare l’intera area, mentre le strade attorno si allagavano e si ricoprivano di grossi chicchi bianchi. Il concerto è stato annullato e i biglietti rimborsati per intero. Ma quel muro di ghiaccio caduto sulla città non è un capriccio isolato del meteo: è l’ennesimo colpo di un fenomeno che in Italia sta diventando sempre più grande, più frequente e più violento.
I numeri raccontano una storia che fa paura. Secondo l’European Severe Storms Laboratory, oggi assistere a grandinate con chicchi “molto grandi” – oltre i 5 centimetri di diametro – è circa tre volte più probabile rispetto agli anni ’50. E la zona più martoriata è proprio l’Italia settentrionale, incastonata tra le Alpi e la pianura padana, diventata un vero e proprio hotspot mondiale della grandine gigante.
Il perché lo spiega la scienza. Il Mar Mediterraneo sempre più caldo carica la bassa atmosfera di aria bollente e umidità. Questa massa instabile, quando si scontra con le montagne, viene spinta violentemente verso l’alto, dando vita a potenti correnti ascensionali. In quota l’aria calda incontra venti freddi e nascono temporali con moti rotatori: i chicchi di ghiaccio restano sospesi, accumulano strato su strato d’acqua ghiacciata e, se una nuova corrente li risucchia di nuovo verso l’alto, il gioco ricomincia. Così nascono i globuli sempre più grandi e pericolosi che si abbattono al suolo come proiettili.

A pesare è anche il caldo record. L’Italia è tra i Paesi europei con il maggiore aumento termico, vicino ai +2°C, e le ondate di calore sempre più intense creano l’energia perfetta per alimentare temporali estremi.
E i danni non sono più solo un fastidio. Raccolti distrutti in pochi minuti, auto ammaccate, tetti e pannelli solari bucati, e soprattutto persone ferite, come a Milano o in Brianza nei giorni scorsi. Un rischio sistemico che costringe a ripensare non solo le politiche ambientali, ma anche la sicurezza dei grandi eventi all’aperto.

Il primato, purtroppo, parla italiano. Il 24 luglio 2023 ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, è caduto un chicco dal diametro di 19 centimetri: il più grande mai documentato in Europa. Il record mondiale resta invece a Vivian, nel South Dakota, dove nel 2010 un blocco di ghiaccio toccò i 20,3 centimetri. Numeri da brivido, che ci ricordano quanto il cielo, sopra le nostre teste, sia diventato imprevedibile.