Giustizia al collasso, dopo Milano si ferma anche Roma: Uffici Gip nel caos

Cancellieri introvabili e addetti PNRR in ferie forzate: il sistema va in tilt tra carenze organiche e fallimenti digitali. Il grido d’allarme dei magistrati investe il Governo.

Roma – La paralisi della giustizia italiana non è più un timore, ma una realtà che si estende a macchia d’olio tra i principali tribunali della penisola. Dopo il drastico stop registrato a Milano nel mese di aprile, anche la Capitale alza bandiera bianca. Il presidente dell’Ufficio Gip di piazzale Clodio, Pierfrancesco De Angelis, ha disposto da oggi il blocco di tutti i procedimenti ordinari per 45 giorni. Una decisione sofferta ma inevitabile, dettata da un’emorragia di personale che rende impossibile la gestione della normale attività giudiziaria.

Il paradosso del sistema attuale risiede nella gestione delle scadenze legate al PNRR. Gli addetti all’Ufficio per il processo, in attesa di stabilizzazione, devono smaltire ferie e riposi compensativi entro il 30 giugno, data di fine missione.

Come spiegato dal presidente De Angelis a La Repubblica, l’ufficio romano soffre già una scopertura di 51 dipendenti amministrativi. A questi si aggiunge l’assenza di 24 funzionari impegnati a smaltire i recuperi accumulati per straordinari non pagati. Saranno così garantiti solo gli affari urgenti: convalide di arresti, fermi, procedimenti legati al “Codice Rosso” e incidenti di esecuzione che comportano scarcerazioni. Tutto il resto subirà rinvii pesantissimi.

Non è solo la mancanza di braccia a fermare la macchina della giustizia, ma anche il fallimento degli strumenti tecnologici che avrebbero dovuto velocizzarla. Da Perugia, infatti, arriva la denuncia del Procuratore generale Sergio Sottani, che segnala criticità rilevanti nei sistemi informatici dopo il cambio della ditta incaricata dell’assistenza tecnica. Invece di accelerare i tempi, il passaggio al digitale sta affossando le performance quotidiane degli uffici di procura in tutta Italia, aggravando le disfunzioni operative da Nord a Sud.

Il caos attuale si scontra frontalmente con le riforme previste dal ministro Carlo Nordio, in particolare quella del “Gip collegiale”. La norma, che prevede un collegio di tre magistrati per decidere sulle misure cautelari più gravi, appare oggi impraticabile.

L’Associazione Nazionale Magistrati, guidata da Giuseppe Tango, ha fatto muro contro l’entrata in vigore della riforma, inizialmente prevista per agosto e ora slittata a ottobre. Da Milano il quesito è semplice: se nel 2025 sono stati emessi oltre 3.200 provvedimenti cautelari, come può un personale già dimezzato gestire un carico di lavoro che, per legge, richiederebbe il triplo delle firme?