Gatto scuoiato vivo, parte la caccia al killer con un criminologo

Il sadico responsabile delle torture inflitte al felino è ancora a piede libero e senza un volto. L’obiettivo è far riaprire il caso in Procura.

Salerno – Sono trascorsi due anni e mezzo da una delle pagine di cronaca nera animale più brutali e dolorose d’Italia, ma la ferita per la morte di Leone, il gatto scuoiato vivo per le strade di Angri, è tutt’altro che rimarginata. Nei giorni scorsi, a seguito del dissequestro della salma da parte dell’autorità giudiziaria che l’aveva trattenuta per scopi investigativi, le ceneri del felino sono finalmente tornate al canile municipale di Cava dei Tirreni, la struttura che lo aveva ricoverato e curato nei suoi ultimi, disperati quattro giorni di vita.

La storia di Leone aveva sollevato un’ondata di sdegno nazionale, portando migliaia di persone in piazza per fiaccolate di protesta e spingendo la discussione fino ai banchi del Parlamento. Eppure, a oggi, il sadico responsabile di quelle torture è ancora a piede libero e senza un volto.

Di fronte al rischio del dimenticatoio e di un’archiviazione senza colpevoli, l‘Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) ha deciso di rompere lo stallo, lanciando una vera e propria contro-offensiva mediatica e investigativa per dare un nome al “killer di Angri”.

L’associazione ha diffuso una serie di appelli video sulle piattaforme social per sollecitare chiunque sappia qualcosa a rompere il silenzio. L’iniziativa ha prodotto una reazione immediata da parte della cittadinanza.

“In pochi giorni sono arrivate moltissime segnalazioni”, annuncia il presidente di Aidaa, Lorenzo Croce. “Per questo abbiamo deciso di assoldare un criminologo professionista, di cui indicheremo il nome nei prossimi giorni, affinché ci aiuti a tracciare un identikit psicologico e comportamentale del criminale sulla base degli elementi e delle soffiate che stiamo raccogliendo”.

L’obiettivo dell’iniziativa non è solo simbolico: l’Aidaa punta a raccogliere e strutturare una pista investigativa solida e credibile da consegnare formalmente alla Procura della Repubblica, così da costringere i magistrati a riaprire il fascicolo d’indagine.

Le mutilazioni inflitte a Leone, un gatto di strada amato da tutto il quartiere, rimangono un crimine di una ferocia inaudita che la comunità locale e le sigle animaliste non intendono lasciare impunito. I vertici dell’associazione si dicono fiduciosi: il raggruppamento delle nuove testimonianze e il lavoro del criminologo potrebbero portare, nelle prossime settimane, alla svolta definitiva per assicurare il sadico alla giustizia.