Il 9 maggio 1980 firmò da solo ben 55 ordini di cattura contro esponenti mafiosi legati al traffico internazionale di droga.
Palermo – Il 6 agosto 1980 veniva assassinato il procuratore della Repubblica Gaetano Costa, ucciso dalla mafia in via Cavour, a pochi passi dalla sua abitazione, mentre sfogliava alcuni libri esposti su una bancarella. A 46 anni da quel delitto, il suo nome resta simbolo di coraggio, indipendenza e impegno nella lotta a Cosa Nostra.
Nato a Caltanissetta nel 1916, dopo la laurea in Giurisprudenza entrò in magistratura a Roma. Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio come ufficiale dell’aviazione e, dopo l’8 settembre 1943, partecipò alla Resistenza contro il nazifascismo. Terminato il conflitto tornò in Sicilia, dove trascorse oltre trent’anni alla Procura di Caltanissetta, fino alla nomina, nel 1978, a procuratore della Repubblica di Palermo.
Nel capoluogo siciliano avviò un’intensa attività investigativa, puntando non solo ai vertici mafiosi ma anche ai patrimoni e agli interessi economici delle organizzazioni criminali. Un’impostazione innovativa per l’epoca, condivisa da pochi magistrati, tra cui Rocco Chinnici, che sarebbe stato assassinato dalla mafia nel 1983.

Il 9 maggio 1980 Costa firmò da solo 55 ordini di cattura nei confronti di esponenti delle famiglie Spatola, Inzerillo e Gambino, coinvolte nei traffici internazionali di droga e legate a Cosa Nostra americana. I sostituti procuratori si rifiutarono di sottoscrivere quei provvedimenti, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti.
Consapevole dei rischi cui era esposto, Gaetano Costa scelse comunque di non avere una scorta. Due mesi dopo, il 6 agosto 1980, venne assassinato in pieno centro a Palermo. A distanza di 46 anni dal suo omicidio, il ricordo del procuratore resta quello di un magistrato che affrontò la mafia con determinazione e senso dello Stato, pagando con la vita il proprio impegno nella difesa della legalità.