Telecamere nascoste negli spogliatoi femminili: tra le vittime molte minorenni. L’uomo deve rispondere di diffusione di video espliciti.
Roma – Un orologio a muro che non segnava solo l’ora, ma rubava l’intimità di oltre 140 donne. È questo il cuore dell’inchiesta che ha portato la Procura a chiedere il rinvio a giudizio per un sessantenne romano, socio gestore di un noto centro sportivo nel quartiere Appio. L’accusa è pesante: aver filmato di nascosto le clienti negli spogliatoi per mesi, condividendo poi i video a sfondo sessuale con un dipendente.
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e dalla pm Antonella Pandolfi, hanno svelato un sistema di voyeurismo tecnologico attivo almeno dal novembre 2022. Il castello di carte, come riporta La Repubblica, è crollato grazie alla prontezza di una frequentatrice del centro. Spostando un orologio a muro nello spogliatoio, la ragazza ha notato un’ottica insolita e una fessura per una Micro SD Card.
Invece di far finta di nulla, la giovane si è rivolta immediatamente alle forze dell’ordine, dando il via alle perquisizioni che hanno portato al sequestro dei dispositivi informatici dell’indagato. Dall’analisi dei file sono emersi video che ritraevano 144 donne in momenti di totale intimità (mentre si cambiavano o facevano la doccia). Tra queste, figurano numerose ragazze minorenni.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo non si limitava a guardare. Venivano utilizzati dispositivi spia camuffati da oggetti d’arredo, difficili da individuare a occhio nudo.
I video venivano trasmessi a un dipendente della struttura, aggravando la posizione dell’indagato con l’accusa di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite (reato spesso associato al cosiddetto Revenge Porn, ma applicabile anche a questi contesti).
Le clienti, ignare di tutto, subivano un’intrusione definita dall’avvocato di parte civile Pasqualino Ferrante come “subdola e particolarmente invasiva”.