Un sistema basato su società cartiere e documenti fittizi porta al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 1,3 milioni di euro.
Venezia – I finanzieri, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso – fino a concorrenza dell’importo di 1,3 milioni di euro – dal Gip del Tribunale di Venezia nei confronti di un imprenditore orientale, reo di aver inserito nelle dichiarazioni fiscali numerose fatture false.
L’indagine, condotta dalle Fiamme Gialle del 1° Nucleo operativo metropolitano di Venezia, è nata dall’individuazione di numerose società “cartiere”, gestite da prestanomi – formalmente attive nel “commercio di articoli di pelletteria e da viaggio” e domiciliate in varie regioni d’Italia – che, nel tempo, hanno emesso centinaia di fatture per operazioni inesistenti a favore di decine di società, tra cui una S.r.l. veneziana, gravata di falsi costi per circa 3 milioni di euro.
La verifica fiscale ha permesso di quantificare in 1,3 milioni di euro il risparmio d’imposta derivante dall’annotazione in contabilità dei documenti fittizi e di denunciare alla Procura della Repubblica di Venezia – cui, contestualmente, è stato proposto il sequestro preventivo del profitto del reato – l’amministratrice unica per il reato di “dichiarazione fraudolenta con utilizzo di fatture per operazioni inesistenti” (art. 2 del D.Lgs n. 74/2000).
Dopo ulteriori approfondimenti sui conti bancari è stato chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Venezia l’emissione di un decreto di sequestro preventivo del profitto illecito.
Gli accertamenti patrimoniali eseguiti dai finanzieri veneziani sulla società e sull’indagata hanno consentito di sottoporre a vincolo reale 2 appartamenti, uno in Venezia Cannaregio e uno a Marghera, conti correnti, titoli, contanti, automezzi e preziosi.