Famiglie italiane, il cambiamento è già qui

Meno figli, più convivenze, nuovi equilibri tra lavoro e vita privata: la tradizione lascia spazio a modelli familiari più flessibili.

Nella società odierna, le famiglie sono composte al massimo di un solo figlio. La famiglia italiana è in rapida trasformazione, adattandosi ai cambiamenti sociali. E’ andato in crisi il cosiddetto modello di famiglia dell’Europa mediterranea, fondato su forti legami intergenerazionali, un elevato orientamento alla famiglia e solidarietà parentale. Tradizionalmente centrato sul matrimonio, è caratterizzato da una lunga permanenza dei figli in casa, cura dei anziani in famiglia e un ridotto ruolo del welfare, rendendo la famiglia stessa il principale ammortizzatore sociale.

Forte coesione tra genitori, figli e parenti estesi, con una significativa prossimità abitativa. A causa della debolezza delle politiche pubbliche di assistenza, la famiglia si fa carico di cura dei bambini e degli anziani.
Tendenza a ritardare l’uscita dalla casa dei genitori (spesso legata al matrimonio o alla stabilità lavorativa). Sebbene storicamente forte, il modello sta cambiando, con un aumento delle nascite fuori dal matrimonio (oltre il 43% in Italia, per esempio) e una rielaborazione dei valori tradizionali verso una maggiore uguaglianza di genere e una struttura meno rigida. 

Questo modello, riscontrabile in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, si contrappone spesso ai modelli dell’Europa settentrionale, caratterizzati da legami più deboli e un maggiore intervento dello Stato. Basta questo dato per comprendere come il modello si stia trasformando verso una nuova scala di valori. Della famiglia con tanti figli non c’è più traccia, basta farne soltanto uno. Al posto del matrimonio va bene la convivenza e per le donne è fondamentale l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Secondo un’indagine del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi di Milano, il modello del Nord Europa è meno lontano di quanto si pensi. Malgrado la Spagna sia un passo avanti in questa rincorsa, è palpabile la profonda trasformazione del modello di famiglia. Per effettuare la ricerca sono stati intervistati circa 3000 persone in Spagna e in Italia con un’età compresa tra i 25 e 50 anni, che hanno espresso un punteggio a varie situazioni familiari, tra cui matrimonio o convivenza, reddito, numero di figli, qualità della comunicazione, divisione del lavoro retribuito e non retribuito, conciliazione tra lavoro e
vita privata.

La crisi del modello mediterraneo di famiglia ha una notevole rilevanza sociale, in quanto ha incrinato molti convincimenti. Si pensava, infatti, che quella che gli studiosi hanno definito “troppa famiglia” causasse una configurazione relazionale in cui i legami familiari erano talmente intensi, protettivi e chiusi da diventare disfunzionali, ostacolando la crescita, l’autonomia e la socializzazione dei membri, in particolare dei figli. 

Questo fenomeno descrive una dinamica in cui la famiglia si fa carico di tutto, proteggendo eccessivamente i figli dal mondo esterno, vissuto come pericoloso. Tuttavia, il fatto che si mettano al mondo pochi figli non dipende solo dalla trasformazione sociale della famiglia, ossia dal matrimonio o convivenza, ma da precise condizioni economiche, da un welfare carente e da una politica sociale poca attenta ai bisogni delle giovani generazioni.