Telefonate anonime paralizzano il Palazzo di Giustizia e portano alla scarcerazione “forzata” di tre detenuti per decorrenza dei termini.
Milano – Un venerdì di ordinaria amministrazione giudiziaria trasformato in caos totale. Il Palazzo di Giustizia è stato paralizzato questa mattina da un allarme bomba che ha portato all’evacuazione completa di tutti i sette piani dell’edificio. Ma il bilancio più clamoroso non riguarda (fortunatamente) l’esplosivo, mai trovato, bensì la scarcerazione “forzata” di tre detenuti, tornati in libertà proprio a causa dell’emergenza.
Mentre le unità cinofile e gli artificieri setacciavano aula dopo aula, i termini di legge scorrevano inesorabili, trasformando una minaccia anonima in un inaspettato “passaporto” per la libertà. L’evacuazione ha impedito lo svolgimento delle udienze della sezione Direttissime.
La legge prevede che un arresto debba essere convalidato entro 48 ore, pena l’immediata scarcerazione. Almeno tre soggetti, arrestati nelle scorse ore per reati di lieve entità, sono stati rilasciati poiché il tempo limite è scaduto mentre il tribunale era circondato dai nastri gialli della polizia. Nonostante la gravità della situazione logistica, il diritto alla libertà personale non ha ammesso deroghe.
L’allerta è scattata tra le 8:20 e le 9:00 di venerdì mattina, quando al numero unico di emergenza 112 sono arrivate quattro telefonate in rapida successione. Una voce, descritta come straniera, ha insistito sulla presenza di un ordigno. Le chiamate provenivano da numeri anonimi e non richiamabili, privi di qualsiasi rivendicazione politica o criminale.
Il procuratore Marcello Viola, insieme ai vertici del tribunale e della Corte d’Appello, ha disposto l’immediata evacuazione per garantire la sicurezza di magistrati, avvocati e personale. Le operazioni di bonifica sono state imponenti. Gli specialisti hanno controllato non solo i sette piani del palazzo, ma anche i bar e le aree limitrofe.
Nonostante l’impiego di cani anti-esplosivo, non è stata trovata traccia di alcun ordigno. Le strade adiacenti sono rimaste chiuse per ore, creando pesanti disagi alla circolazione nel centro cittadino. Le attività giudiziarie stanno lentamente riprendendo, ma resta l’amaro in bocca per un sistema che, messo sotto pressione da una probabile burla o da un atto di disturbo mirato, ha visto sfumare l’azione della giustizia per tre indagati.