Fabio Ascione sarebbe stato colpito per errore durante una spedizione punitiva che non lo riguardava.
Napoli – Il quartiere di Ponticelli si è fermato per l’ultimo saluto a Fabio Ascione, il 20enne incensurato ucciso all’alba di martedì 7 aprile in viale Carlo Miranda. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo è stata letteralmente invasa da centinaia di persone che, in un silenzio carico di dolore, hanno voluto testimoniare l’estraneità della vittima a contesti criminali.
Nonostante lo stop della Questura alla fiaccolata per motivi di ordine pubblico, la comunità si è riunita ugualmente in preghiera. Don Raffaele Oliviero, durante la messa delle 18.30 di ieri 9 aprile, ha dedicato l’intera funzione al giovane, accendendo candele in chiesa per simboleggiare quella luce che la violenza ha spento troppo presto.
Fabio aveva appena concluso il suo turno di lavoro notturno presso la sala Bingo di Cercola. Come faceva ogni mattina, aveva rassicurato la madre al telefono: “Prendo un cornetto e rientro”. Alle 5.10, mentre si trovava nei pressi del bar Lively, da un’auto scura sono partiti almeno cinque colpi di pistola. Uno di questi ha raggiunto Fabio al petto, rendendo inutile la corsa verso il pronto soccorso di Villa Betania.

Il lavoro dei carabinieri di Poggioreale e della DDA sta delineando uno scenario agghiacciante: Fabio sarebbe una vittima innocente, colpita per errore durante una spedizione punitiva che non lo riguardava. Al centro dell’inchiesta, infatti, ci sarebbe un diverbio avvenuto a Volla tra un 16enne di Ponticelli e un gruppo di coetanei, tra cui figurerebbe il figlio di un esponente malavitoso locale. Il gruppo di Volla si sarebbe mosso verso viale Miranda per “dare una lezione” al 16enne. Fabio, che si trovava casualmente in zona dopo il lavoro, sarebbe finito tragicamente sulla traiettoria del fuoco destinato a qualcun altro.
Fabio era conosciuto da tutti come un ragazzo serio ed educato. Prima di dedicarsi completamente al lavoro per aiutare la madre, era stato una promessa del calcio locale, militando nella scuola calcio Barone e nella Juniores del Punto di Svolta.
«Era un ragazzo tanto educato, serio e sempre disponibile. Aveva interrotto la carriera calcistica per aiutare la madre lavorando», lo ricorda con commozione il suo ex allenatore Vincenzo Bottiglieri.
La cugina Martina, portavoce di una famiglia distrutta, chiede ora che la morte di Fabio non resti impunita e invoca una maggiore presenza dello Stato in un quartiere dove la violenza giovanile sembra non conoscere più freni. «Vogliamo giustizia, non vendetta», è il grido che si leva da una comunità che si rifiuta di accettare l’ennesima vita spezzata per errore tra le strade di Napoli.