Il disguido contabile alla Epta Costan di Limana ha coinvolto oltre 600 dipendenti. La Fiom Cgil: “Il vero nodo è il contratto integrativo, per questo ci siamo fermati”.
Belluno – Seicento euro in più che arrivano in busta paga senza motivo, per mesi di fila. Poi, un giorno, la mail dalla direzione: quei soldi non erano vostri, vanno restituiti. Alla Epta Costan di Limana, multinazionale della refrigerazione commerciale con radici nel Bellunese, un errore del servizio contabilità ha trasformato un bonus fantasma in un braccio di ferro sindacale che ha portato i lavoratori a incrociare le braccia per quattro ore, in uno sciopero che ha fatto tremare le linee di produzione dello stabilimento.
All’origine del pasticcio c’è l’applicazione delle novità fiscali introdotte dalla legge di Bilancio 2026, che prevede un’imposta Irpef agevolata al 15% sulle indennità di turno per i lavoratori del settore privato con redditi inferiori a 40mila euro. Un meccanismo che ha mandato in tilt i calcoli elettronici dell’azienda: per quattro mesi consecutivi, una specifica indennità di turno è stata corrisposta due volte ai turnisti dello stabilimento. Somme che i dipendenti hanno incassato in buona fede e, in molti casi, già speso.
A ricostruire la vicenda a Il Corriere della Sera è Stefano Bona, segretario provinciale della Fiom Cgil: “Molti turnisti si sono visti accreditare importi più elevati del previsto, in alcuni casi anche significativi, arrivando anche alla cifra di 600 euro. Solo successivamente l’azienda avrebbe rilevato un’anomalia nei conteggi, convocando organizzazioni sindacali e rappresentanze sindacali unitarie per comunicare l’accaduto, scusarsi per l’errore e annunciare la necessità di recuperare le somme versate in eccesso“.
Nell’incontro del 22 giugno, l’azienda ha proposto una restituzione a rate per venire incontro ai lavoratori. Ma per il sindacato non basta. “Noi abbiamo chiesto di poter rateizzare ulteriormente – prosegue Bona – nel caso di alcune situazioni particolarmente difficili e complesse che si sono create. Ma il problema maggiore riguarda l’integrativo, lo sciopero è stato fatto soprattutto per questo punto, che è il più spinoso”.
Dentro la fabbrica, infatti, la decisione di scioperare non è stata indolore. In molti temevano il boomerang di incrociare le braccia per trattenere somme non dovute. Per questo le rappresentanze sindacali hanno legato la protesta anche al mancato rinnovo del contratto integrativo, una partita che si trascina da tempo e che pesa sul clima dello stabilimento. La Rsu ha ringraziato i dipendenti che hanno aderito allo sciopero del 19 giugno, sottolineando come l’elevata partecipazione rappresenti un segnale di unità dei lavoratori di fronte alle questioni aperte con la dirigenza.
Un dettaglio aggrava la frustrazione: quello dei 600 euro non è il primo errore riscontrato nelle buste paga. “I lavoratori hanno manifestato apertamente il proprio disagio, anche perché non si tratta del primo problema”, evidenzia Bona. Eppure la Epta Costan, sul territorio, mostra una solidità economica che stride con il muro alzato sulle trattative: l’azienda ha recentemente prorogato numerosi contratti a termine, dimostrando capacità di tenuta superiore rispetto ad altre realtà industriali della zona. “Risulta difficile comprendere le resistenze che continuano a rallentare il rinnovo dell’accordo integrativo”, osserva la Fiom, definendo la richiesta “sostenibile e proporzionata alle condizioni dell’impresa”.