Il corpo scoperto da un operaio grazie a un’infiltrazione in banca. Per quattro settimane nessuno si è accorto della sua scomparsa o ha provato a contattarla.
Pordenone – Una scoperta agghiacciante, nata quasi per caso da un banale guasto idraulico. Per un intero mese, il corpo di Laura Calcinoni, 64 anni, è rimasto disteso sul pavimento della sua camera da letto in un appartamento di via San Giuliano, nel quartiere di Borgomeduna. Come riportato dai primi accertamenti, a spezzare il muro di silenzio attorno a questa morte dimenticata è stata una perdita d’acqua segnalata dall’istituto di credito situato al piano terra dello stabile, proprio sotto l’abitazione della donna.
Il ritrovamento è avvenuto nella tarda mattinata di mercoledì 18 febbraio. L’amministratore del condominio, allertato dalla banca per l’infiltrazione, aveva contattato una ditta che stava eseguendo lavori di ristrutturazione nell’alloggio adiacente.
Uno degli operai, affacciandosi dal terrazzo per individuare l’origine del problema, ha notato attraverso il vetro la sagoma della donna a terra e ha dato l’allarme. All’interno dell’appartamento, i poliziotti della squadra volante non hanno trovato tracce di colluttazione o segni di violenza: tutto era in ordine, confermando l’ipotesi di un malore fatale che non le ha lasciato il tempo di chiedere aiuto.
La vittima era figlia di uno stimato odontotecnico pordenonese. Nonostante le origini in una famiglia conosciuta, Laura viveva una vita estremamente ritirata e segnata da gravi problemi di salute che negli ultimi anni l’avevano prostrata. Un’esistenza travagliata che l’aveva portata a rari contatti con le due sorelle e con il vicinato, tanto che per quattro settimane nessuno si è accorto della sua scomparsa o ha provato a contattarla.
Il medico legale ha confermato che il decesso risale a circa trenta giorni fa per cause naturali. Non essendo emersi elementi di natura penale, la Procura ha già messo la salma a disposizione dei familiari per l’ultimo saluto. Resta lo sgomento per una fine consumata nel cuore della città, tra l’indifferenza involontaria di chi le viveva accanto e la fragilità di una solitudine diventata invisibile.