Presentato un ricorso in Procura: contro l’impianto da 130 milioni di euro si mobilitano associazioni e cittadini.
Taranto – L’acqua è sempre più un bene strategico e conteso, soprattutto nelle aree segnate da cambiamenti climatici e carenze strutturali. È il caso del fiume Tara, corso d’acqua carsico lungo circa dieci chilometri tra Statte e Taranto, al centro di un progetto che prevede la realizzazione di un grande dissalatore per rendere potabile l’acqua, leggermente salina, e rifornire il basso Salento jonico.
L’opera, dal valore di quasi 130 milioni di euro, dovrebbe servire un bacino stimato di 385mila persone. Ma attorno all’intervento si è acceso un forte scontro. Contro il progetto si sono schierate le amministrazioni comunali di Massafra e Taranto, associazioni ambientaliste e una parte consistente della popolazione locale, che teme ricadute negative sugli equilibri ambientali del territorio.
Il Tara, con una portata costante di circa 3mila metri cubi al secondo, è oggi utilizzato prevalentemente per l’agricoltura. I contrari al dissalatore ritengono che l’impianto possa compromettere un ecosistema già fragile, anche alla luce della presenza, nell’area, di importanti insediamenti industriali.
Sulla vicenda è stata avviata un’azione giudiziaria penale: i ricorrenti chiedono alla magistratura di verificare la legittimità e l’impatto dell’intervento. Intanto cresce la mobilitazione civile, con iniziative pubbliche e appelli diffusi anche attraverso il web.
Tra le proposte alternative avanzate dai comitati c’è la realizzazione di un parco fluviale attrezzato, con valorizzazione turistica e termale dell’area. Il Tara, noto come “fiume dei miracoli”, è legato a tradizioni religiose e popolari, tra cui il rito di purificazione che si celebra il primo settembre in occasione della festa della Madonna del Tara. Alle sue acque e ai fanghi del letto fluviale vengono attribuite proprietà terapeutiche.

Il fiume è inoltre intrecciato alla storia e al mito della fondazione dell’antica Taranto, rafforzando il valore identitario del sito. Proprio per questo, tra ambiente, memoria storica e prospettive di sviluppo, la mobilitazione si allarga anche oltre i confini locali, con l’adesione di associazioni nazionali e straniere. L’obiettivo dei promotori della protesta è ottenere il blocco del progetto e aprire un confronto sul futuro del territorio.
C’è anche una larga mobilitazione di artisti e c’è persino chi ha composto una suggestiva canzone-appello “Io sono il fiume Tara”. L’Università delle Generazioni di Badolato (CZ) ha espresso la propria solidarietà a coloro che lottano per la difesa di questo delicato territorio, già deturpato ed inquinato da varie zone industriali (tra cui il tanto discusso Centro siderurgico più grande d’Europa), nelle cui vicinanze scorre proprio il fiume Tara le cui caratteristiche vanno ben oltre la pur importante valenza ecologica.
