Diciannovenne accoltellato a scuola, la frase choc di Atif

Il giovane aveva detto alla prof: “Voglio sapere cosa si prova a uccidere”. Indagini e polemiche dopo l’omicidio all’Einaudi-Chiodo.

La Spezia – La tragedia dell’Einaudi-Chiodo di La Spezia, dove il 19enne Youssef Abanoud è stato accoltellato a morte dal compagno di classe Atif Zouhair, continua a far emergere particolari agghiaccianti. Al centro di tutto c’è una frase che, secondo diversi studenti, il ragazzo avrebbe pronunciato davanti a una professoressa: “Mi piacerebbe sapere che emozione si prova a uccidere una persona”. Parole che oggi, alla luce di quanto accaduto, suonano come un campanello d’allarme rimasto inascoltato.

Il padre di Atif, Boulkhir, è distrutto dal dolore: “Non riesco ancora a credere a quello che è successo. Io sono un padre e penso all’altro padre, a quella famiglia. Chiedo scusa ai genitori, alle sorelle, ai parenti di quel ragazzo”, dice. Sul figlio aggiunge: “È sempre stato un bravo ragazzo e un gran lavoratore. Non riesco a spiegarmi come abbia potuto fare una cosa del genere”. In casa, racconta, non c’erano armi: “Abbiamo solo coltelli da cucina. Se ne aveva uno a scuola, non lo ha preso qui”.

Eppure, tra i compagni di classe circolano versioni molto diverse. Secondo vari studenti, Atif non era nuovo all’uso dei coltelli: in passato avrebbe minacciato un ragazzo albanese davanti alla scuola, episodio che gli sarebbe costato una sospensione. Ma ciò che più inquieta, come riporta Il Corriere della Sera, è il racconto di un incontro a scuola con una docente. Durante un’attività in cui a ogni alunno veniva chiesto di esprimere un sogno, Atif avrebbe detto: “Mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona”. Alcuni ragazzi inoltre aggiungono che, per un periodo, lui chiedeva in giro “cosa succede in Italia a chi ammazza una persona”.

Il delitto si è consumato poco prima di mezzogiorno al secondo piano dell’istituto tecnico. Secondo la ricostruzione, Atif avrebbe colpito Youssef con un coltello in un momento di tensione, lasciandolo senza scampo. Subito dopo, gli studenti hanno iniziato a commentare l’accaduto nelle chat, molti dicendo che “qualcosa del genere si poteva prevedere”.

Versioni che però non coincidono affatto con quelle della scuola: dirigenti e insegnanti descrivono Atif come uno studente modello, con rendimento sopra la media e senza note disciplinari. La polizia ora dovrà verificare se i racconti dei compagni siano fondati e perché eventuali segnali di pericolo non siano stati presi più seriamente.