La senatrice di Fratelli d’Italia ha rilanciato il nome dell’ex Pm di Mani Pulite per le amministrative del 2027, ma l’ex magistrato ha scelto il silenzio.
Milano – C’è un filo che lega il 1994 al 2026, e passa proprio per Antonio Di Pietro. Trentadue anni fa fu Silvio Berlusconi, appena eletto, a offrire all’ex Pm di Mani Pulite il ministero dell’Interno del suo primo governo. Di Pietro rifiutò dopo giorni di riflessione, imboccando la strada opposta: fondò Italia dei Valori e nel 1996 entrò nell’esecutivo Prodi come ministro dei Lavori Pubblici, schierato con l’Ulivo. Oggi, a distanza di più di tre decenni, è di nuovo il centrodestra a guardare a lui, questa volta non per un ministero, ma per la fascia di sindaco di Milano.
A rilanciare l’ipotesi è stata Daniela Santanché, senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo, in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook in vista delle amministrative del 2027. L’esponente meloniana ha elencato le credenziali del magistrato molisano, l’esperienza da ministro, da leader di partito, da senatore, la conoscenza diretta di Milano, aggiungendo un riferimento al suo impegno per il Sì al referendum sulla giustizia. Da qui la conclusione: Di Pietro sarebbe, a suo giudizio, un candidato sindaco valido per la coalizione.
La reazione dell’interessato è stata all’insegna del riserbo. Interpellato dall’Adnkronos, Di Pietro ha scelto di non commentare, per non alimentare polemiche attorno alla proposta. Un silenzio che non equivale a un rifiuto e che di conseguenza lascia la porta aperta a ulteriori sviluppi.
La proposta arriva in un momento delicato per il centrodestra cittadino, ancora diviso sulla scelta del candidato da opporre al centrosinistra a Palazzo Marino. Non a caso, tra gli osservatori politici milanesi le interpretazioni divergono: c’è chi legge l’uscita di Santanché come una provocazione destinata a scuotere gli equilibri interni alla coalizione e chi invece la considera un tentativo calcolato di testare il terreno, un “ballon d’essai” prima di sciogliere il nodo sul nome unitario.