Detenuto in coma: il caso che travolge Piazza Lanza

Alfio Micci, 72 anni, lotta per la vita mentre la famiglia non può neanche vederlo. L’avvocato Lipera denuncia ritardi e omissioni.

Catania – Un detenuto di settantadue anni in coma farmacologico nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania, mentre i familiari non possono nemmeno vederlo. Si tratta di Alfio Micci, nato a Catania nel 1953 e attualmente recluso presso la Casa Circondariale “Piazza Lanza” nel capoluogo etneo, per il quale il difensore ha presentato un’istanza urgentissima alla Corte d’Appello chiedendo la revoca immediata della custodia cautelare.

La vicenda, ricostruita nell’istanza depositata dall’avvocato Giuseppe Lipera, parte da lontano. Già il 5 gennaio scorso, dopo una visita al suo assistito, il legale aveva presentato una richiesta di sostituzione della misura cautelare basata sulle gravi condizioni di salute di Micci, che andavano progressivamente peggiorando.

La Corte d’Appello, in data 13 gennaio, aveva accolto le preoccupazioni disponendo che la Direzione sanitaria del carcere fornisse una relazione aggiornata sullo stato di salute del detenuto e sulla compatibilità con il regime detentivo. Tuttavia, fino al 21 gennaio nessun documento è pervenuto in Cancelleria.

Il 22 gennaio la situazione era già drammatica. Durante il colloquio, come riportato nell’istanza, Micci si presentava in condizioni fisiche più che allarmanti, visibilmente debilitato, con caviglie e piedi fortemente gonfi, tali da impedirgli di indossare calzature e da consentirgli la deambulazione solo con l’ausilio di stampelle”.

“L’avvocato, com’è ovvio, non deve essere creduto dal giudice, ci mancherebbe, anche se talvolta dice la verità”, scrive con amarezza il legale nel documento, “proprio per questo, tuttavia, le verifiche su quanto l’avvocato ha chiesto e dedotto avrebbero dovuto essere effettuate immediatamente”.

Invece le verifiche non sono arrivate in tempo. Il 31 gennaio Alfio Micci è stato trasferito d’urgenza all’ospedale Cannizzaro e ricoverato in rianimazione, dove si trova attualmente in stato di coma farmacologico. I familiari non possono entrare a trovarlo, non possono vederlo e faticano persino ad ottenere informazioni sul suo stato.

La notizia del ricovero in condizioni critiche è stata appresa personalmente dall’avvocato Lipera, che domenica 1 febbraio si è recato al nosocomio interloquendo direttamente con i medici del reparto.

Nell’istanza depositata nelle scorse ore, il difensore sottolinea come lo stato di salute del detenuto elimini radicalmente ogni esigenza cautelare: “Sia sotto il profilo del pericolo di fuga sia sotto quello della reiterazione, rendendo la misura in atto totalmente priva di funzione cautelare e meramente afflittiva”.

La richiesta alla Corte è netta: disporre immediatamente verifiche presso l’ospedale Cannizzaro e revocare senza ulteriore ritardo la custodia cautelare. In subordine, qualora Micci dovesse sopravvivere, sostituirla con gli arresti domiciliari presso l’abitazione della sorella Grazia, a Mascalucia.

“Tutto ciò impone verifiche immediate e, nelle more, allo stato si rende necessario disporre la libertà, in modo tale da consentire ai parenti quantomeno di aiutarlo”, scrive il legale. “Qualora Dio lo salverà, nulla impedirà un eventuale ripristino degli arresti, carcerari o domiciliari; fatto sta che attualmente il Micci è in coma”.

L’udienza è fissata per il 12 febbraio prossimo, ma l’avvocato chiede alla Corte di intervenire con estrema urgenza, “senza perdere ulteriore tempo”.