E’ uscito dall’ufficio perché stava male e non è più tornato. In casa telefono, portafoglio e documenti. Un avvistamento riaccende la speranza.
Milano – Ci sono sparizioni che lasciano più domande che tracce, buchi neri che inghiottiscono una vita apparentemente serena senza lasciare un solo indizio dietro di sé. È quello che è accaduto a Paolo Decaro, designer di 38 anni, svanito nel nulla nella mattina di mercoledì 29 luglio dopo aver detto ai colleghi di non sentirsi bene ed essere rientrato a casa. Da quel momento, il vuoto. La sua famiglia, arrivata di corsa dalla Sicilia, da giorni batte le strade della città senza dormire, aggrappata all’unica speranza di riabbracciarlo.
Paolo, originario della provincia di Agrigento ma da anni residente nel quartiere Certosa, conduceva una vita che nessuno avrebbe definito a rischio: due lauree, un master, un impiego fisso in un’azienda milanese, una casa di proprietà. Nessuna ombra, nessuna difficoltà economica. Proprio per questo la sua scomparsa appare, agli occhi dei parenti, ancora più inspiegabile.
L’ultimo a sentirlo è stato il padre, il 27 luglio: in quell’occasione Paolo gli aveva inviato alcune fotografie scattate a CityLife e al Monte Stella, gli stessi luoghi che la famiglia avrebbe poi perlustrato palmo a palmo. Due giorni dopo, il silenzio. A far scattare l’allarme sono stati i colleghi, che nel pomeriggio del 29 luglio hanno provato invano a contattarlo e hanno avvisato la polizia del commissariato di Quarto Oggiaro.
Quando gli agenti e i vigili del fuoco sono entrati nell’appartamento passando da una finestra, si sono trovati davanti a una scena che rende il giallo ancora più fitto. In casa c’erano il telefono, il computer, il portafoglio con tutti i documenti e le carte di credito, e persino le chiavi dell’auto, regolarmente parcheggiata sotto casa. Mancavano soltanto le chiavi dell’abitazione, con cui Paolo si era chiuso la porta alle spalle. “Una cosa del genere non è da lui”, ha spiegato il cugino Antonino Moscato. “Non si separava praticamente mai dal telefono e dal computer.”
Gli investigatori hanno avviato un’indagine, blindata dal massimo riserbo, acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Nel frattempo i familiari hanno diffuso un appello attraverso l’Associazione Penelope Lombardia, invitando chiunque lo veda a chiamare il 112. Una segnalazione, arrivata nei giorni scorsi, ha riacceso la speranza: un avvistamento vicino al Monte Stella, dove Paolo sarebbe apparso “in stato alterato, smarrito, confuso”.
A dieci giorni dalla scomparsa, l’appello del fratello Luca resta l’unico grido possibile, semplice e disperato. “Torna a casa il più presto possibile, vogliamo solo riabbracciarti. Non ci interessa il motivo per cui si sia allontanato: se c’è un problema, lo affronteremo insieme. Vogliamo solo che torni a casa“.