Un cittadino pakistano ha preso a schiaffi la figlia maggiorenne e la moglie. E’ stato denunciato per maltrattamenti e induzione al matrimonio.
Arezzo – C’è una ragazza che, nell’Italia del 2026, si è fatta picchiare pur di dire no a un matrimonio deciso da altri. È accaduto ad Arezzo, dove un uomo di nazionalità pakistana avrebbe preso a schiaffi la figlia maggiorenne e la moglie, colpevoli entrambe di opporsi alle nozze combinate che lui pretendeva di imporre. Un’aggressione consumata tra le mura di casa, sotto gli occhi terrorizzati degli altri figli della coppia, alcuni ancora bambini.
Tutto è cominciato all’ora di pranzo di domenica 20 settembre, intorno alle 12:30, quando una telefonata al numero d’emergenza 112 ha segnalato una violenta lite di famiglia in corso in un’abitazione della città. Le volanti della Questura si sono precipitate sul posto e, una volta entrate nell’appartamento, hanno ricostruito la scena: nel pieno di uno scontro furibondo, l’uomo avrebbe colpito con schiaffi la moglie e la figlia, davanti agli altri figli, tra cui dei minorenni.
Non era la prima volta. Stando al racconto delle due donne, il padre da tempo voleva convincere – o meglio costringere – la ragazza a sposare un connazionale. Un progetto che lei, sostenuta dalla madre, aveva sempre respinto. E ogni “no” si sarebbe trasformato in botte: violenze ripetute, mai denunciate né segnalate, rimaste per mesi chiuse tra le pareti domestiche.
Questa volta, però, qualcuno ha alzato il telefono. Dopo aver informato la Procura della Repubblica di Arezzo, gli agenti hanno denunciato l’uomo in stato di libertà per maltrattamenti in famiglia e per costrizione o induzione al matrimonio, disponendo nei suoi confronti l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.
Un caso che non è isolato. Pochi giorni prima, a Trieste, una giovane dottoranda pakistana aveva denunciato di essere destinata a un matrimonio combinato (“Vogliono ammazzarmi, ma non so neanche il nome di mio marito”). E ad agosto, a Rimini, una 15enne aveva tentato il suicidio per sfuggire alle nozze imposte: il padre bengalese era finito in manette. Storie diverse, stessa radice.
Come prevede la legge, l’uomo resta indagato e va considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Ma il suo allontanamento da casa racconta, intanto, di due donne che hanno trovato il coraggio di ribellarsi.