Il contenitore usato per il trasporto da Bolzano a Napoli dell’organo trapiantato era un modello superato e senza termostato.
Napoli – L’inchiesta della Procura sul trapianto di un cuore lesionato a un bambino di poco più di due anni, avvenuto il 23 dicembre all’ospedale Monaldi, arriva a un punto di svolta tecnico. Al centro dei sospetti degli inquirenti c’è la catena del freddo utilizzata per trasportare l’organo da Bolzano a Napoli.
Mentre il piccolo è ancora in attesa di un nuovo donatore che possa salvargli la vita, la vicenda ha assunto una forte rilevanza istituzionale. Martedì mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato alla madre del bambino, Patrizia Mercolino, assicurandole: “Avrete giustizia”.
La madre ha ringraziato la premier, ma ha ribadito che la sua unica priorità resta quella di “avere un cuore nuovo per mio figlio e vederlo tornare a casa guarito”. Intanto il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha incontrato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, per garantire la massima trasparenza e collaborazione sul caso.
Secondo i primi rilievi effettuati dai carabinieri del Nas, il contenitore utilizzato per il trasporto non sarebbe stato conforme alle attuali linee guida sanitarie. Si tratterebbe di un box-frigo superato, privo del termostato obbligatorio per il monitoraggio costante della temperatura interna.
Per la conservazione sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco fornito dall’ospedale di Bolzano. L’uso di questo materiale, combinato con l’assenza di controlli tecnologici, avrebbe causato un eccessivo abbassamento della temperatura, “congelando” di fatto il cuoricino e rendendolo inutilizzabile.
Il pool della Procura guidato da Nicola Gratteri ha iscritto nel registro degli indagati sei professionisti, tra medici e paramedici. Le accuse riguardano tutte le fasi della catena: dall’espianto a Bolzano al confezionamento, fino al trasporto e all’intervento chirurgico finale a Napoli. L’ipotesi di reato è di lesioni colpose gravissime.