Svolta nell’inchiesta sul bimbo di Napoli: il trasporto è avvenuto in un contenitore comune di plastica rigida, con ghiaccio secco a -80 gradi.
Napoli – L’inchiesta sulla tragedia del bambino di due anni a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato si arricchisce di dettagli inquietanti circa le modalità di trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dai sequestri effettuati dal Nas, l’organo prelevato a Bolzano il 23 dicembre 2025 non avrebbe viaggiato in un contenitore tecnologico a temperatura monitorata, bensì in un comune box di plastica rigida.
Il punto di rottura nelle procedure sarebbe stato l’utilizzo del ghiaccio secco al posto di quello tradizionale. Questa sostanza, che può raggiungere i -80 gradi, avrebbe letteralmente “bruciato” le fibre del muscolo cardiaco durante il tragitto verso la Campania. Spetterà ora al Nas di Trento individuare chi abbia reperito il ghiaccio secco e perché non siano stati effettuati controlli rigorosi prima della partenza del volo.
Mentre la magistratura indaga, l’attenzione resta fissa sulla vita del bambino, attualmente in coma farmacologico e sostenuto dal macchinario Ecmo all’ospedale Monaldi. Data l’impossibilità immediata di un nuovo trapianto, i medici stanno valutando l’impianto di un cuore artificiale. Questa soluzione estrema servirebbe a stabilizzare il piccolo e a permettere agli organi interni, come il fegato, di recuperare funzionalità in attesa di un donatore compatibile. Le condizioni rimangono gravi ma stazionarie, in un equilibrio delicatissimo tra la vita e il rischio di un cedimento multiorgano.
La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei sanitari per lesioni colpose, un atto dovuto per consentire gli accertamenti tecnici. La famiglia, attraverso l’avvocato Francesco Petruzzi, ha però assunto una posizione netta depositando un’integrazione alla querela. La difesa chiede l’analisi immediata di tutte le cartelle cliniche e dei verbali delle riunioni mediche. I genitori chiedono formalmente che, qualora si arrivasse a un secondo intervento, non sia lo stesso chirurgo del primo trapianto a operare il bambino.
Mentre il Ministro della Salute Orazio Schillaci e il governatore Roberto Fico garantiscono massima trasparenza, gli ispettori ministeriali continuano a setacciare le procedure del San Maurizio di Bolzano e del Monaldi per ricostruire ogni minuto di quella catena di errori che ha portato al danneggiamento dell’organo.