Costituiscono false associazioni per lucrare contributi pubblici: un fermo e due arresti a Trento

L’inchiesta di carabinieri e finanzieri coinvolge 60 persone fisiche e 15 imprese. Sequestro preventivo di 360mila euro.

Trento – Un fermo e due arresti in flagranza di reato sono stati eseguiti da carabinieri e finanzieri di Trento per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza per oltre 340mila euro ed effettuate, con il supporto dei reparti territorialmente competenti, 66 perquisizioni nei confronti di ulteriori indagati e imprese nelle province di Trento, Vicenza, Padova, Latina, Siracusa, Modena, Vercelli e Lecco.

L’esecuzione dei provvedimenti è scaturita da una complessa attività investigativa avviata nel 2024 che ha coinvolto oltre 60 persone fisiche e 15 imprese. Le indagini hanno fatto emergere un’associazione per delinquere composta da cinque cittadini trentini che, mediante la gestione di due distinti enti non profit, avrebbero perseguito molteplici reati ai danni di Enti pubblici.

Gli indagati, attraverso la conduzione di un’associazione di categoria a livello locale, mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, nonché la presentazione di un falso conto economico e fittizie iscrizioni, hanno raggirato gli enti pubblici per ottenere indebite contribuzioni.

Nel corso delle indagini è emerso che molte imprese risultavano associate a loro insaputa al predetto ente non lucrativo, al fine di raggiungere il numero minimo di iscritti che avrebbe permesso all’associazione di percepire i contributi pubblici. Allo stato attuale, il sodalizio ha ottenuto contributi non spettanti dall’A.P.I.A.E. (Azienda Provinciale Incentivazione Attività Economiche) per oltre 340mila euro. Sono in corso accertamenti sull’indebita concessione di ulteriori contributi da parte della C.C.I.A.A. e di Trentino Sviluppo S.p.A..

E’ stata inoltre documentata la costituzione di un’ulteriore associazione non lucrativa, convenzionata con diversi Tribunali italiani, quale ente certificatore dello svolgimento di lavori di pubblica utilità (L.P.U.) e messa alla prova (M.A.P.) da parte di soggetti imputati. Tale associazione attestava falsamente all’autorità giudiziaria, dietro il pagamento di una somma di denaro (anche sotto forma di donazione volontaria), l’avvenuta esecuzione di programmi di trattamento tramite svolgimento di L.P.U. e M.A.P., senza che gli imputati avessero effettivamente svolto le ore di lavoro certificate dall’associazione stessa.

Questo sistema ha permesso agli imputati di accedere ai benefici premiali previsti dalla norma, come la sospensione del procedimento penale e l’estinzione del reato. Nel corso delle attività è stato rilevato che uno degli imputati in un procedimento penale, per il quale era stata certificata l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità come mezzo riparatore dell’illecito, in realtà si trovava fuori dal territorio nazionale.

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