Costi in aumento, l’allarme: “Non paghino i lavoratori”

Sindacato denuncia i rischi delle speculazioni: rincari su energia e materiali potrebbero ricadere su diritti e sicurezza nei cantieri.

Palermo – “La denuncia delle imprese sulle speculazioni che stanno colpendo carburanti, energia e materiali da costruzione è un elemento che va preso sul serio. Tuttavia occorre pure contrastare il rischio che l’aumento dei costi lungo la filiera delle costruzioni venga scaricato sull’anello più debole del sistema: i lavoratori”.

È la posizione della Fillea Cgil Sicilia che, tramite il suo segretario generale, Giovanni Pistorio, interviene sull’argomento a seguito dell’allarme lanciato da Ance Sicilia sui rincari che stanno colpendo il settore delle costruzioni.

“Se è vero che queste dinamiche rischiano di mettere in difficoltà anche imprese strutturate – spiega il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, Giovanni Pistorio – è altrettanto vero che il tessuto produttivo dell’edilizia siciliana è composto in larga parte da micro e piccole imprese. La media degli addetti per azienda è infatti molto bassa e oscilla tra 2,5 e 4,5 lavoratori, a seconda che si faccia riferimento ai dati delle Camere di commercio o a quelli del sistema bilaterale delle costruzioni”.

Secondo la Fillea Cgil Sicilia: “proprio questa struttura produttiva rende il sistema particolarmente esposto agli effetti delle tensioni sui prezzi. Quando i costi aumentano improvvisamente, nelle imprese più piccole e fragili la pressione economica rischia infatti di essere scaricata su lavoro e diritti, con un aumento del lavoro nero e irregolare utilizzato per comprimere i costi, un possibile allentamento delle condizioni di sicurezza nei cantieri e un indebolimento complessivo della legalità nel settore”.

“Per questo – conclude Giovanni Pistorio accanto agli interventi necessari per contrastare le speculazioni sui prezzi delle materie prime, servono controlli più stringenti lungo tutta la filiera delle costruzioni, il pieno rispetto dei contratti e delle norme sulla sicurezza e strumenti che impediscano che le tensioni economiche del settore si traducano in nuova precarietà e irregolarità nei cantieri. In un settore già segnato dalla frammentazione delle imprese e dalla presenza di lavoro irregolare, non possiamo permettere che l’aumento dei costi diventi il pretesto per scaricare il peso della crisi sui lavoratori e sulla sicurezza nei cantieri. La tenuta del sistema delle costruzioni passa dalla tutela del lavoro regolare, della sicurezza e della qualità delle imprese”.