Proteste alla Nuova Fiera di Roma durante le prove scritte per l’assegnazione di 450 posti: la commissione ha trasmesso gli atti alla Procura.
Roma – Quello che doveva essere l’atto conclusivo di una lunga selezione pubblica si è trasformato in una giornata di tensione e contestazioni. Al concorso per 450 magistrati ordinari, svoltosi alla Nuova Fiera di Roma, è esplosa la protesta tra i candidati dopo che si è diffusa la voce di una chat nella quale sarebbero state anticipate le tracce delle prove scritte di diritto penale e diritto amministrativo.
Il clima è degenerato soprattutto nel Padiglione 3, dove operava la commissione principale presieduta dal consigliere della Corte d’Appello di Bari Francesco Cassano. Le ricostruzioni dei presenti non coincidono del tutto: alcuni riferiscono di aver intravisto le tracce delle prove successive già accanto a quelle del giorno prima, altri parlano di una diffusione limitata a un gruppo ristretto di partecipanti. Su un punto, però, le testimonianze concordano: in pochi minuti la situazione è precipitata, le urla hanno richiamato le forze dell’ordine e la commissione si è ritirata per circa mezz’ora prima di tornare in aula.
Cassano ha preso il microfono confermando di aver ricevuto segnalazioni e annunciando la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per gli accertamenti del caso. Ha poi invitato i candidati a proseguire con la prova di diritto amministrativo, avente per oggetto la fase preistruttoria nel procedimento sanzionatorio antitrust dell’AGCM. L’appello non ha sortito l’effetto sperato: decine di concorrenti hanno intonato cori di protesta, altri hanno abbandonato i padiglioni e sui social si sono moltiplicate le testimonianze di chi era presente.
Stando a quanto riferito da alcuni candidati, la presunta fuga di notizie sarebbe documentata da una fotografia che mostrava le tracce di diritto penale sul tavolo della commissione già il giorno della prova di diritto civile, cioè ventiquattr’ore prima che venissero ufficialmente comunicate. È esattamente questo il nodo centrale della vicenda: stabilire se le tracce fossero davvero circolate in anticipo o se la chat incriminata sia stata alimentata soltanto a posteriori.
La questione è approdata anche in Parlamento. Il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, capogruppo in commissione Giustizia a Palazzo Madama, ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendo chiarimenti sulle responsabilità dell’accaduto. Scalfarotto ha anche segnalato un’ulteriore anomalia, già nota prima dell’inizio delle prove: l’assenza nella commissione esaminatrice di un esperto di diritto amministrativo, figura prevista per legge. Nel frattempo alcuni candidati stanno valutando il ricorso al TAR.
Se le indagini della Procura dovessero accertare un’effettiva violazione della segretezza delle prove, il concorso rischierebbe un’ondata di impugnazioni o l’annullamento, in linea con gli orientamenti consolidati del Consiglio di Stato.