Caso Report-Sangiuliano, il Tribunale annulla la multa alla Rai

Cancellata la sanzione da 150mila euro del Garante della privacy per la messa in onda della conversazione tra l’ex ministro e la moglie.

Roma – Il tribunale capitolino ha cancellato la sanzione da 150mila euro che il Garante della Privacy aveva inflitto alla Rai per la messa in onda dell’audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini durante la trasmissione Report. La notizia è stata diffusa dal conduttore Sigfrido Ranucci attraverso i suoi canali social.

La registrazione, trasmessa nel pieno dello scandalo relativo alla mancata nomina di Maria Rosaria Boccia al ministero della Cultura, aveva scatenato un acceso dibattito sulla liceità della divulgazione di conversazioni private, portando l’autorità garante a comminare una pesante multa all’emittente pubblica.

Secondo quanto riportato da Ranucci, i magistrati romani hanno stabilito che la diffusione dell’audio era legittima e rispondeva a un chiaro interesse pubblico. La sentenza evidenzia inoltre come il Garante abbia condotto le verifiche oltre i termini previsti dalla normativa, configurando un doppio errore sia procedurale che sostanziale.

I contenuti del servizio giornalistico, secondo il tribunale, rientrano pienamente nell’esercizio legittimo della cronaca e della critica giornalistica, con le caratteristiche proprie del giornalismo investigativo, nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

Nella decisione, i giudici riconoscono l’esistenza di un interesse pubblico prevalente alla diffusione della vicenda. Nonostante gli evidenti risvolti personali della questione, la sentenza attribuisce alla storia una rilevanza sostanzialmente pubblica. Le conversazioni telefoniche tra l’ex ministro e la consorte toccano infatti un tema di sicuro rilievo: la possibilità che l’attribuzione di cariche istituzionali di alto livello possa essere condizionata da dinamiche prettamente private anziché dalla tutela dell’interesse collettivo.

Tale approccio, secondo il tribunale, corrisponde alla natura stessa del giornalismo investigativo, che ha il compito di divulgare eventi quanto più fedeli alla realtà dei fatti.

La sentenza critica anche i tempi del procedimento sanzionatorio, considerati eccessivamente dilatati. I giudici hanno sottolineato come la definizione di termini certi entro cui l’autorità amministrativa deve concludere l’istruttoria rappresenti una garanzia fondamentale per i soggetti coinvolti, permettendo loro di esercitare efficacemente il diritto alla difesa.

L’assenza di scadenze precise comporta un duplice rischio: da un lato, la possibile inerzia dell’autorità chiamata a pronunciarsi; dall’altro, una condizione di incertezza temporalmente illimitata per chi potrebbe subire una sanzione. Secondo i magistrati, questi elementi hanno contribuito a rendere illegittimo il provvedimento del Garante.