La perizia del Ris esclude il coinvolgimento di Enrico Astero. Individuato un profilo maschile sconosciuto. Udienza decisiva fissata per il 29 gennaio.
Cagliari – Svolta nell’inchiesta sulla morte di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, nel Cagliaritano, il 5 febbraio 1995. Gli accertamenti tecnici disposti dal giudice per le indagini preliminari e affidati al Reparto investigazioni scientifiche di Cagliari hanno escluso categoricamente la presenza di tracce riconducibili a Enrico Astero, l’ex compagno della giovane, oggi 54enne e unico indagato per omicidio volontario dopo la clamorosa riapertura del caso.
Gli specialisti nominati nell’ambito dell’incidente probatorio hanno esaminato 89 tracce biologiche recuperate dai vestiti della vittima, tra cui 49 tra peli e capelli. Secondo quanto anticipato dal quotidiano L’Unione Sarda, gli esperti hanno potuto stabilire con certezza che nessuno di questi elementi sia attribuibile all’indagato.
Un dato particolarmente significativo riguarda un pelo rinvenuto all’interno della busta che custodiva gli stivaletti della ragazza: l’analisi ha permesso di estrarre un profilo genetico maschile, ma completamente estraneo ad Astero. Le altre tracce repertate sul maglione e sulla biancheria intima apparterrebbero invece esclusivamente a Manuela. Quanto al Dna isolato dai pantaloni, all’altezza della caviglia, risulta essere di genere femminile ma di identità ancora da determinare.
I tecnici del Ris hanno inoltre confermato che la maggior parte dei residui vegetali presenti sugli indumenti della sedicenne sono coerenti con la flora caratteristica dell’area di Tuvixeddu. Un elemento che rafforza l’ipotesi secondo cui sia il decesso che l’eventuale aggressione precedente si sarebbero consumati proprio in quella zona.
I risultati della perizia saranno oggetto di discussione il 29 gennaio prossimo, nell’udienza conclusiva dell’incidente probatorio. All’incontro parteciperanno anche i consulenti di parte: per la difesa interverrà l’ex generale del Ris Vincenzo Garofano, mentre per i familiari della vittima sarà presente il genetista Emiliano Giardina, noto per aver contribuito alle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne uccisa nel Bergamasco.
La giovane scomparve il 4 febbraio 1995, dopo essere uscita di casa per un appuntamento. Particolare singolare: sotto i jeans indossava i pantaloni del pigiama e sul tavolo della cucina aveva lasciato un rossetto e un profumo. Un testimone la vide salire su un’automobile e allontanarsi: è l’ultima immagine di Manuela in vita. Il giorno seguente il suo corpo verrà scoperto nel canyon.
Inizialmente la vicenda fu chiusa come suicidio. Solo lo scorso 30 marzo, grazie a una perizia commissionata dalla famiglia, il fascicolo è stato riaperto con l’ipotesi di omicidio. Secondo il medico legale Roberto Demontis, le lesioni riscontrate sul corpo non sarebbero compatibili con una caduta accidentale nel burrone, ma piuttosto con un incidente automobilistico. L’esperto ha inoltre ipotizzato che la ragazza possa essere stata vittima di violenza sessuale prima di morire e che il cadavere sia stato successivamente occultato.