Capretta uccisa a calci, nessuna condanna per i ragazzi del video

Per i giudici “elementi insufficienti”. La rabbia delle associazioni animaliste: “Un precedente gravissimo che tollera la violenza”.

Anagni – Finisce nel nulla il caso giudiziario che aveva sconvolto l’Italia nell’estate del 2023. Il Tribunale di Frosinone ha ufficialmente archiviato il procedimento penale nei confronti del gruppo di giovani che, durante una festa di compleanno, si era accanito su una piccola capretta colpendola a calci fino a provocarne (secondo l’accusa iniziale) la morte, il tutto documentato in un video diventato virale e accompagnato da risate e insulti.

Nonostante le immagini choc e l’ondata di sdegno popolare, la magistratura ha stabilito che non vi sono prove sufficienti per sostenere un’accusa in tribunale. Una decisione che, di fatto, chiude definitivamente la porta a un possibile processo.

La decisione del Gip arriva dopo una battaglia legale durata oltre un anno. Per ben due volte la Procura aveva chiesto l’archiviazione, trovando l’opposizione della Lav (Lega Anti Vivisezione). Oggi, però, la parola fine. Secondo il tribunale, dagli atti non sono emersi elementi abbastanza solidi per prevedere una condanna.

I ragazzi indagati (cinque dei quali minorenni all’epoca dei fatti) si sono difesi sostenendo che la capretta fosse già morta prima dell’inizio delle riprese. Questa versione, tesa a far decadere il reato di uccisione di animale, è stata ritenuta verosimile o comunque non smentibile con certezza dalla Procura.

I fatti risalgono all’agosto 2023, durante i festeggiamenti per i 18 anni di una ragazza in un agriturismo. Il video, girato dagli stessi partecipanti, mostrava un giovane prendere la rincorsa e colpire l’animale alla testa con un calcio violento, tra le incitazioni degli amici. Oltre all’esecutore materiale, altri cinque giovani erano stati iscritti nel registro degli indagati per istigazione.

Le associazioni animaliste, che si erano costituite parte civile chiedendo giustizia per quello che definiscono un “individuo senziente”, hanno accolto la notizia con sdegno. “Siamo indignati. Questa decisione di fatto tollera condotte di maltrattamento. È un precedente gravissimo: un gesto vile e codardo, punito dal Codice Penale, che in questo caso rimarrà impunito”, commentano i portavoce della Lav.

Il caso di Anagni resterà dunque una ferita aperta per l’opinione pubblica: un episodio di crudeltà gratuita che, nonostante la prova video, non ha trovato un colpevole davanti alla legge.