Cagnolino ucciso brutalmente in un cantiere

Due uomini avrebbero inseguito e maltrattato un piccolo cane, le autorità chiedono testimoni per identificare i colpevoli.

Cagliari – Un quartiere scosso e una comunità che fatica a capacitarsi. Nei giorni scorsi, una segnalazione arrivata al Comune ha acceso i riflettori su un episodio di violenza contro un animale domestico nel rione di Sant’Elia. Il caso è emerso grazie a immagini documentate che mostrerebbero l’aggressione ai danni di un piccolo cane, e la garante degli animali Francesca Cogoni ha deciso di rendere pubblica la vicenda per stimolare testimoni e rompere il silenzio collettivo.

Secondo la denuncia, almeno due uomini hanno perseguito un batuffolo bianco nei pressi del cantiere. Uno dei due, alla guida di un piccolo escavatore, avrebbe inseguito il cane tentando ripetutamente di colpirlo con cingoli e benna, in un inseguimento deliberato e insistente. Una volta raggiunto, il secondo uomo si sarebbe avvicinato, scaraventando il piccolo corpo a terra con un calcio e scagliandogli addosso una pietra, lasciando l’animale inerme.

La garante Cogoni ha sottolineato come episodi di questo tipo macchiano la comunità e lasciano un segno profondo sulla percezione quotidiana: la violenza gratuita verso chi non può difendersi mina la fiducia e solleva interrogativi sulle dinamiche sociali e culturali che la alimentano. Vedere strumenti di lavoro come escavatori diventa ora un richiamo a quell’aggressione, un ricordo doloroso di ciò che può accadere quando il controllo sociale viene meno.

L’obiettivo delle autorità è chiarire i fatti e identificare i responsabili. La cittadinanza è invitata a collaborare contattando gli uffici del garante animali tramite mail o telefono, anche con messaggi via chat o messenger. L’appello non riguarda solo l’individuazione dei colpevoli, ma la prevenzione di ulteriori atti di violenza, affinché simili episodi non diventino normalità.

Le istituzioni ricordano come la crudeltà sugli animali possa essere sintomo di disagi più ampi e che ignorarla rischia di indebolire l’intera comunità. La risposta collettiva passa dalla denuncia e dalla testimonianza: non voltarsi dall’altra parte significa difendere un diritto fondamentale alla protezione di chi non può difendersi.