Dopo la morte di Domenico, un’altra famiglia denuncia anomalie: “Hanno usato lo stesso box senza termostato per il trasporto dell’organo”.
Napoli – Lo scandalo dei trapianti al cardiochirurgico Monaldi si allarga e assume i contorni di un’inchiesta seriale. Dopo la tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli due anni dopo un trapianto fallito, una seconda famiglia ha deciso di rompere il silenzio. Al centro del nuovo caso, denunciato dall’avvocato Francesco Petruzzi a Il Corriere della Sera e dal deputato Francesco Emilio Borrelli su Facebook, c’è la morte di una bimba di 5 anni, deceduta nel marzo 2023 dopo un trapianto di cuore eseguito nel 2021.
Il sospetto che agita la Procura di Napoli e i carabinieri del Nas è che dietro queste morti non ci sia solo la fatalità, ma l’utilizzo di strumentazioni fuori norma e comportamenti medici “anomali”. L’elemento più inquietante che accomuna i due casi è il sistema di trasporto degli organi.
Un filmato pubblicato dal deputato Borrelli mostrerebbe il cuore della bambina arrivare in reparto all’interno di un comune box frigo, definito dalla madre “un frigo da spiaggia”. L’avvocato Petruzzi sottolinea come quel modello sia lo stesso usato per il piccolo Domenico, nonostante dal 2018 le linee guida del Centro Nazionale Trapianti impongano l’uso di contenitori tecnologici dotati di termostato per monitorare costantemente la temperatura dell’organo.
La famiglia della bimba, profondamente cattolica, aveva inizialmente rinunciato alla denuncia per evitare l’autopsia. Tuttavia, le rivelazioni sul caso Caliendo hanno riaperto la ferita. La madre descrive un reparto difficile: “Atteggiamento poco umano del primario e comportamenti anomali di alcuni medici”. La piccola, trapiantata ad agosto 2021, è morta due anni dopo per una crisi di rigetto che oggi i genitori chiedono di rivalutare alla luce delle nuove indagini.
Il terremoto giudiziario ha già prodotto i primi effetti interni. I due cardiochirurghi indagati per la morte di Domenico, Guido Oppido e Gabriella Farina, sono stati sospesi dalle loro funzioni. Per evitare la paralisi del reparto e garantire la sicurezza dei piccoli pazienti, l’Azienda dei Colli ha siglato una convenzione d’urgenza con l’ospedale romano Bambino Gesù. Per i prossimi tre mesi, un’équipe d’eccellenza (un cardiochirurgo, un anestesista, un infermiere e un perfusionista) opererà stabilmente a Napoli.
“L’obiettivo è garantire la piena operatività del servizio e tutelare i pazienti”, ha dichiarato la direttrice generale Anna Iervolino. Ma per le famiglie che hanno perso i propri figli, la priorità resta una sola: la verità su quegli organi trasportati in box di “vecchia generazione”.