Bruciò viva la 17enne Roberta Siragusa: confermato l’ergastolo per il fidanzato

La Cassazione ha rigettato il ricorso del legale di Pietro Morreale. Il giovane stordì la ragazza a sassate, poi la cosparse di benzina e appiccò il fuoco. Infine si sbarazzò del cadavere.

Palermo – Era il gennaio del 2021 quando Pietro Morreale bruciò viva Roberta Siragusa, la fidanzata 17enne: per l’autore dell’agghiacciante crimine, commesso a Caccamo (Palermo), la Cassazione ha oggi confermato l’ergastolo. Il delitto risale al gennaio del 2021. La giovane venne prima colpita e stordita con un sasso, poi bruciata viva nei pressi dello stadio e infine gettata in un dirupo. Rigettato quindi il ricorso presentato dall’avvocato difensore di Morreale, condannato per omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Nella sua requisitoria, la Procura generale della Suprema Corte aveva chiesto di giudicare inammissibile il ricorso del legale.

Roberta Siragusa con il fidanzato Piero Morreale, che l’ha assassinata.

Contro l’ex fidanzato della ragazza si erano costituiti parte civile i genitori e il fratello della vittima. Il giovane era stato condannato sia in primo grado che in appello. L’assassino, all’epoca 19enne, non ha mai ammesso le proprie responsabilità, sostenendo che la ragazza si fosse suicidata cospargendosi di benzina e dandosi poi fuoco dopo un violento litigio avvenuto a bordo dell’automobile.

Secondo la Procura, invece, la notte del femminicidio i due avrebbero sì litigato, ma perché Roberta aveva deciso di lasciarlo. A quel punto lui l’avrebbe dapprima picchiata e colpita con un sasso, quindi le avrebbe dato fuoco nei pressi del campo sportivo e infine avrebbe abbandonato il cadavere, dopo averlo caricato sull’auto, in un dirupo non distante dalla casa della vittima.

Contro Morreale erano state raccolte molte prove, ma ad incastrarlo era stato il video di una telecamera di sicurezza che aveva ripreso la orrenda fine di Roberta. Nelle immagini si vedevano chiaramente il corpo della ragazza in fiamme e l’auto del fidanzato poco distante, con lui all’interno che assisteva all’agghiacciante fine della ragazza.

Morreale si era poi presentato dai carabinieri con un avvocato sostenendo di non sapere dove fosse la fidanzata per poi cambiare versione sostenendo la versione del suicidio dopo avere fatto ritrovare il cadavere. Fu l’autopsia condotta sul cadavere della ragazza a stabilire che era stata uccisa.

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