Sedicenne violentò una bimba: condannati anche i genitori del ragazzo

I giudici hanno stabilito un maxi-risarcimento per la vittima, che all’epoca dei fatti aveva solo 10 anni, dal valore di oltre 130 mila euro.

Treviso – Le colpe dei padri non ricadono sui figli, si dice. Ma quando i figli sbagliano gravemente, sempre più spesso la giustizia chiama in causa anche chi avrebbe dovuto educarli. È quanto accaduto a Treviso, dove un giudice civile ha stabilito che non solo l’autore di una violenza sessuale, ma anche i suoi genitori devono pagare per quanto accaduto.

La vicenda è una di quelle che lasciano il segno. Un adolescente di 16 anni ha abusato di un’amichetta di famiglia di appena 10 anni. Per quel gesto, la vittima e i suoi genitori hanno ottenuto un risarcimento complessivo di oltre 130 mila euro. A pagare sarà il ragazzo, ma anche i suoi genitori, ritenuti responsabili per non averlo educato e vigilato a dovere.

La decisione del tribunale di Treviso segue una linea ormai chiara nella giurisprudenza: si chiama “culpa in educando”, ed è prevista dall’articolo 2048 del Codice civile. In sostanza, i genitori rispondono dei danni causati dai figli se non dimostrano di aver impartito un’educazione adeguata. Un principio ribadito più volte anche dalla Corte di Cassazione, che nel 2019 ha ricordato come i genitori abbiano il dovere di educare e controllare i figli affinché non facciano del male agli altri.

La storia, come ripota Il Corriere del Veneto, risale al 2012. Doveva essere un normale pranzo tra famiglie benestanti della provincia di Treviso. Gli adulti parlavano a tavola, i ragazzi si erano spostati in camera. Rimasero soli per qualche ora. È lì che il figlio dei padroni di casa ha approfittato della bambina, che ha provato invano a sottrarsi. Solo più tardi ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai genitori. In ospedale, una visita ginecologica ha confermato l’abuso.

Dal punto di vista penale, la giustizia ha già fatto il suo corso: nel 2016 il Tribunale dei Minori ha condannato definitivamente il responsabile a un anno e due mesi di reclusione. Ma le conseguenze di quella violenza non si sono mai cancellate. Una consulenza tecnica ha accertato nella vittima un disturbo post-traumatico da stress e un danno biologico permanente del 19%.

Un trauma che ha inciso sulla crescita, sulle relazioni e sulla vita affettiva. Anni difficili anche per i genitori della bambina, segnati da tensioni familiari, fughe da casa e persino una separazione. Proprio per questo il tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento anche a loro, per il dolore e lo stravolgimento della vita familiare subiti dopo la violenza sulla figlia. La sentenza è stata impugnata e ora la parola passa alla Corte d’Appello.