Smentita dal medico legale la tesi della caduta accidentale, ancora sostenuta invece dalla donna. Le indagini proseguono.
Bordighera – La Procura di Imperia ha iscritto nel registro degli indagati anche il compagno della mamma della bimba di 2 anni, morta in casa martedì mattina. Si tratta di un 42enne di Perinaldo, la cui abitazione è stata posta sotto sequestro dai carabinieri poiché la donna aveva trascorso lì la notte precedente al decesso. Entrambi devono rispondere dell’accusa di omicidio preterintenzionale, mentre il Gip ha convalidato l’arresto della madre, la 43enne Manuela A., disponendo la custodia cautelare in carcere per il pericolo di inquinamento delle prove.
La versione della donna, che aveva parlato di una caduta accidentale dalle scale avvenuta nei giorni precedenti, sarebbe stata smentita dalla prima ispezione del medico legale. Sul corpicino della bambina sono stati infatti rinvenuti numerosi lividi ed ecchimosi riconducibili, secondo gli esperti, a colpi volontari inferti anche con oggetti contundenti. La tragedia si è consumata in pochi minuti nella frazione di Montenero: la piccola è andata in crisi respiratoria e, nonostante il tempestivo intervento del 118, è deceduta per arresto cardiaco.
Le indagini dei carabinieri, supportate dalla visione dei filmati della videosorveglianza della villetta, hanno evidenziato profonde contraddizioni nel racconto della madre. La donna ha riferito di essersi assentata lasciando i tre figli (la vittima e altri due di 9 e 10 anni) da soli e di aver trovato la piccola sofferente al suo ritorno, negando ogni violenza. Tuttavia, la relazione medica e i rilievi tecnici hanno convinto gli inquirenti della natura dolosa delle lesioni.
Mentre l’avvocato della difesa, Laura Corbetta, continua a sostenere la tesi della caduta e della mancata percezione della gravità della situazione da parte della cliente, la Procura attende l’esito dell’autopsia. L’esame sarà determinante per chiarire la dinamica esatta dei fatti e stabilire le responsabilità individuali dei due indagati, in un contesto che gli inquirenti definiscono ancora poco chiaro e segnato da ripetute reticenze.