Dal delitto La Forgia al caso Pirro: doppia svolta nelle indagini

Due inchieste si intrecciano tra fermi, misure cautelari e nuove ricostruzioni sugli omicidi e sul traffico di droga.

Bari – Giornata di sviluppi importanti sul fronte delle indagini coordinate dalle Procure di Trani, Bari e della Procura per i minorenni.

Nel primo filone investigativo, i carabinieri della Compagnia di Molfetta hanno eseguito i provvedimenti di fermo nei confronti di due maggiorenni e di un minorenne, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio di Antony La Forgia, ucciso a colpi di pistola nelle prime ore del 16 giugno scorso a Molfetta.

Secondo gli investigatori, dietro il delitto ci sarebbe una guerra per il controllo delle piazze di spaccio. Un regolamento di conti preparato nei dettagli. Le indagini hanno ricostruito che un amico della vittima sarebbe stato costretto a fare da tramite, attirando La Forgia nel luogo dell’agguato, dove è stato raggiunto dai colpi mentre si trovava ancora nella sua auto. Fondamentale il lavoro svolto sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, che ha consentito di ricostruire i movimenti dei presunti responsabili.

I provvedimenti sono scattati anche per il concreto rischio di fuga e per il timore che potessero essere commessi altri reati. Nello stesso contesto è stata eseguita anche una misura cautelare nei confronti di un altro indagato per detenzione e porto illegale di armi: secondo l’accusa avrebbe cercato di armarsi con l’intenzione di vendicare l’uccisione di La Forgia o, comunque, di proteggersi da possibili ritorsioni.

Ma non è tutto. Un’altra operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari ha riportato alla luce un omicidio rimasto senza un volto per oltre sedici anni. Su disposizione del Gip del Tribunale di Bari sono finite sotto misura cautelare cinque persone. Per uno degli indagati l’accusa è di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Raffaele Pirro, imprenditore edile di 73 anni, assassinato il 16 luglio 2010 lungo la statale 100, nel territorio di Capurso.

Gli inquirenti hanno ribadito che Pirro non aveva alcun legame con ambienti criminali. La stessa inchiesta ha però fatto emergere elementi anche nei confronti di altri quattro indagati, accusati di far parte di un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di cocaina.