Anche Biden sulla graticola giudiziaria

Pressato dai trumpiani del suo partito lo speaker della Camera Kevin McCarthy ha annunciato l’avvio di un’inchiesta per impeachment ai danni del presidente in merito agli affari esteri del figlio Hunter.

Possono le colpe dei figli ricadere sui padri? Nella corsa alla casa Bianca assolutamente sì, soprattutto se può essere dimostrato che il padre, inquilino del i 1600 di Pennsylvania Avenue, era al corrente degli affari non proprio trasparenti del pargolo e ha utilizzato il suo potere per coprirli. In realtà appare difficile che l’iniziativa possa in qualche modo azzoppare Biden nella corsa alla candidatura per il secondo mandato, ma ai falchi repubblicani non pare vero di ripagare con la stessa moneta riservata al tycoon di Manhattan (il fango giudiziario) l’integerrimo presidente, che della sua specchiata integrità si è fatto sempre vanto.

Semmai l’impeachment dovesse passare alla Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata, troverebbe comunque un muro al Senato, assise dove sono invece i democratici a condurre le danze. Epperò un impeachment non è una procedura da sottovalutare, può alzare tanta polvere e allungare sinistre ombre sul candidato. E’ pur vero che da quando i repubblicani hanno preso il controllo della Camera non è passato giorno che non abbiano passato al setaccio l’operato di Biden, senza trovare alcunché da contestargli. Che ci riescano adesso appare difficile, e infatti la parte più moderata del partito, quella ancora immune al fascino di Trump, è rimasta fredda rispetto all’iniziativa di McCarthy, il quale però era ormai con le spalle al muro. I trumpiani gli contestano apertamente la volontà di trovare un accordo con i democratici sull’approvazione del bilancio così da evitare il blocco delle attività amministrative.

Lo speaker della Camera, il repubblicano McCarthy, contro Biden

In quest’ottica l’impeachment appare più la medicina con la quale lo scricchiolante speaker intende guarire le ferite interne ai repubblicani e supportare la sua precaria posizione, piuttosto che il veleno con il quale togliere di mezzo il presidente in carica. Biden non teme conseguenze giudiziarie, ma piuttosto le forche caudine di uno stillicidio di accuse che, seppur aleatorie, lo metterebbero sullo stesso piano del rivale impegnato a fronteggiare numerose imputazioni e altrettanti processi. I democratici hanno reagito in maniera veemente denunciando l’infondatezza dell’iniziativa e la bassezza politica del colpo subito. Ma l’impeachment resta sul tavolo e ha in qualche modo suonato il gong della corsa alle presidenziali, una strada lunga e accidentata – si vota nel novembre del 2024 – lungo la quale i colpi bassi saranno all’ordine del giorno.

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