Albania, la condanna che potrebbe costare cara all’Italia che potrebbe costare cara

Il caso di un algerino trasferito senza preavviso nel centro di Gjader ha aperto una breccia legale che secondo gli esperti potrebbe travolgere l’intera politica dei trasferimenti.

Roma – Settecento euro di risarcimento. Una cifra apparentemente modesta, ma che potrebbe trasformarsi in un precedente dal peso enorme per il governo italiano. Il tribunale di Roma ha condannato lo Stato per aver trasferito in Albania, senza alcuna comunicazione scritta, un cittadino algerino di 56 anni con una compagna italiana e due figli minorenni. Secondo i giudici, quella procedura ha violato il diritto alla vita familiare garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La vicenda di Redouane Laaleg risale all’aprile del 2025. L’uomo, prelevato dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, fu imbarcato su un pullman e poi su una nave militare diretti in Albania dopo che le autorità gli avevano detto, solo a voce, che sarebbe stato trasferito a Brindisi. Per circa venti ore di viaggio rimase con i polsi legati da fascette. Una volta a Gjader non poté usare il telefono: la famiglia non ebbe sue notizie per due giorni. Fu liberato il 9 maggio, dopo un ricorso del suo legale.

Quello che sembrava un caso isolato potrebbe invece rivelarsi la punta di un iceberg. L’avvocata Giulia Crescini, dell’associazione Asgi, ha spiegato che la stessa procedura, trasferimento senza notifica scritta né agli interessati né ai loro difensori, sarebbe stata applicata sistematicamente a tutti i migranti portati nei centri albanesi. Secondo i dati del Tavolo asilo e immigrazione, al 29 ottobre 2025 erano 219 le persone transitate per quelle strutture. Ognuna di loro, teoricamente, potrebbe oggi fare causa allo Stato e vincerla.

Nel frattempo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scelto la strada della polemica con la magistratura, accusando alcuni giudici di opporsi non alle leggi ma alla filosofia del governo in materia di immigrazione irregolare. Una risposta politica che tuttavia non cancella il problema giuridico all’orizzonte.