Addio ai pacchi d’acqua da sei bottiglie? La bufala che spaventa gli italiani

Circola la voce che dal 12 agosto si venderanno solo bottiglie singole. Ma è falso: la regola sui multipack arriva nel 2030, ha le sue eccezioni e forse non partirà mai.

Niente panico al supermercato: dal 12 agosto i pacchi d’acqua da sei bottiglie non spariranno da nessuno scaffale. Nonostante l’allarme rilanciato in queste ore sui social e persino dalla Lega, l’Europa non ha mai deciso di costringere gli italiani a comprare “solo bottiglie singole”. La verità è un’altra, e restituisce alla notizia le sue giuste proporzioni: la data spauracchio riguarda ben altre regole, il divieto sui multipack scatterebbe solo tra quattro anni e potrebbe perfino essere cancellato prima ancora di nascere.

Tutto ruota attorno al Regolamento UE 2025/40, conosciuto con la sigla PPWR, che diventa operativo proprio il 12 agosto 2026. Da quel giorno, però, non cambia assolutamente nulla sui pacchi d’acqua. Le nuove regole riguardano soprattutto la chimica degli imballaggi: scatta il divieto di mettere in commercio confezioni a contatto con il cibo che superino le soglie fissate per i PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, e vengono stretti i limiti sui metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio. Roba tecnica, che tocca le aziende e non il carrello della spesa.

E allora da dove nasce la confusione? Da una regola che esiste davvero, ma che è stata raccontata male. Le famose confezioni da sei bottiglie tenute insieme dalla pellicola di plastica finiscono nella lista degli imballaggi monouso destinati a sparire. Solo che quel divieto non parte ad agosto, bensì il 1° gennaio 2030. E soprattutto: da nessuna parte è scritto che si dovranno vendere solo bottiglie singole.

Non solo. Ci sono due vie di fuga che potrebbero salvare i multipack. La prima: il regolamento esclude gli involucri “necessari a facilitare la movimentazione” della merce, e il classico fardello con la maniglia potrebbe rientrare proprio in questa eccezione. La seconda riguarda i materiali: gli imballaggi fatti soprattutto di cartone, con la plastica sotto il 5% del peso totale, restano fuori dal divieto. Insomma, la spesa potrebbe non cambiare affatto.

C’è di più. La Commissione europea deve ancora chiarire nel dettaglio quali involucri saranno vietati e quali salvi, e lo farà entro il 2027. Le imprese del settore, a partire da Mineracqua, stanno spingendo per far cancellare del tutto la misura. Da un recente confronto con i vertici della Direzione ambiente dell’Unione, spiegano gli industriali dell’acqua, sarebbe emerso che il divieto verrà tolto dal regolamento. Tradotto: la norma che ha scatenato il panico rischia di non vedere mai la luce.

E la fantomatica cauzione “dopo il riciclo”? Altra storia gonfiata. Si tratta del deposito cauzionale, un sistema in cui paghi qualche centesimo in più sulla bottiglia e li riprendi quando restituisci il vuoto al punto di raccolta, non certo “dopo il riciclo”. Riguarda il 2029 e solo i Paesi che non riescono a raccogliere almeno il 90% delle bottiglie di plastica. In Italia, oggi, questo sistema non esiste e siamo comunque tra i primi in Europa per riciclo, con circa il 68% degli imballaggi per bevande intercettati nel 2024.

Morale: prima di svuotare gli scaffali per la paura, conviene leggere le date. Ad agosto cambia la ricetta della plastica, non il modo in cui compriamo l’acqua. E sul resto, l’ultima parola non è ancora stata scritta.