Nel dossier della Procura le accuse di dottoresse e infermiere: “Ci spingeva contro il muro e poi metteva le mani sotto i vestiti”. L’indagato ha ripreso a esercitare in uno studio privato.
Piacenza – Dietro la facciata pubblica di stimato luminare nella lotta al tumore al seno, si sarebbe nascosto un predatore seriale capace di imporre per un decennio un regime di terrore e sottomissione sessuale all’interno del reparto di Radiologia dell’ospedale Guglielmo da Saliceto. Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato nelle scorse ore dalla Procura della Repubblica piacentina, la posizione del professor Emanuele Michieletti si aggrava drammaticamente. Il quadro accusatorio, rivelato da Il Corriere della Sera, delinea una scia di abusi metodici e ricatti professionali perpetrati ai danni di almeno otto dipendenti della struttura sanitaria, tra colleghe dottoresse, infermiere e tecniche radiologhe.
L’inchiesta, che ha scosso profondamente la sanità emiliana, era culminata nel provvedimento di custodia cautelare eseguito il 6 maggio 2025, a cui erano seguiti l’immediato licenziamento del primario da parte dell’Asl e la sospensione temporanea dall’albo professionale. A rompere il muro di omertà all’interno del reparto è stata la dettagliata querela sporta da una dottoressa, stanca di subire le attenzioni degradanti del superiore.
Le successive intercettazioni ambientali e i monitoraggi video disposti d’urgenza dagli inquirenti nell’ufficio del primario hanno catturato una realtà definita agghiacciante dai magistrati: 32 episodi di violenza sessuale documentati in un arco temporale di appena 45 giorni. Una frequenza ossessiva che ha spinto la Procura a mettere a verbale come l’uomo, “esclusi i giorni festivi e i riposi, ci provasse praticamente ogni giorno” con il personale femminile in servizio.
Il fascicolo del pubblico ministero raccoglie le drammatiche testimonianze di otto donne, cinque delle quali hanno formalizzato la denuncia superando il timore di ritorsioni sulla propria carriera. I verbali descrivono un modus operandi consolidato e violento: l’ex primario, secondo le testimonianze, era solito attirare le dipendenti nel proprio studio con pretesti di natura professionale (come la discussione dei turni o del piano ferie), per poi sbarrare la porta a chiave e passare alle vie di fatto.
Nelle carte dell’inchiesta si legge come Michieletti “le spingeva contro il muro e poi metteva le mani sotto i vestiti”, palpeggiando abitualmente seno e sedere delle vittime. Nei casi più gravi, sfruttando la disparità di potere e la propria posizione gerarchica, il medico avrebbe consumato rapporti sessuali completi sulla scrivania del proprio studio contro la volontà delle donne.
Le indagini hanno permesso di retrodatare l’inizio delle condotte illecite: se i primi riscontri documentali partono dal novembre del 2024, il dossier evidenzia il calvario di un’infermiera, costretta a subire abusi a cadenza mensile per circa dieci anni sotto il ricatto costante di gravi ripercussioni sul posto di lavoro. Nel 2020, inoltre, davanti al rifiuto di una tecnica, il primario si sarebbe abbassato i pantaloni esclamando: “Guarda che effetto mi fai”.
Dopo aver scontato sei mesi in regime di arresti domiciliari, la misura cautelare a carico di Michieletti è decaduta. Nel frattempo, l’Ordine dei medici ha revocato la sospensione professionale, consentendo al professore di riprendere l’attività clinica e diagnostica all’interno di uno studio medico privato.