Abusi e violenze in carcere, nuovo allarme della Procura

Detenuti aggrediti e violentati, ma anche un pestaggio da parte di un agente: alla Dogaia si parla di “recrudescenza criminosa”.

Prato – Un carcere fuori controllo, dove violenze, abusi sessuali e pestaggi si susseguono senza sosta. È il quadro inquietante che emerge dal penitenziario della Dogaia, al centro di una nuova e durissima nota della Procura che parla apertamente di una “recrudescenza criminosa” all’interno della struttura.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi gravissimi. Il più recente risale al 24 gennaio: un detenuto di 25 anni sarebbe stato brutalmente aggredito e sottoposto a violenza sessuale all’interno della propria cella, presumibilmente da un altro recluso. Le ferite riportate sono state tali da richiedere cure mediche e una prognosi di trenta giorni.

Solo pochi giorni prima, il 16 gennaio, un altro detenuto, 27 anni, sarebbe stato picchiato in un’aggressione che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata funzionale a una violenza sessuale. A dicembre, il 22, un ventenne è stato aggredito su mandato di un terzo detenuto, mentre il 29 novembre si sarebbe verificato un episodio ancora più allarmante: un agente della polizia penitenziaria avrebbe esercitato violenza gratuita su un detenuto che si trovava in infermeria.

La Procura segnala anche una situazione di forte criticità per il personale sanitario esterno, che opererebbe in un contesto definito di “inadeguata protezione” durante il contatto con i reclusi.

Il carcere della Dogaia non è nuovo a questo tipo di allarmi. Già nei mesi di giugno e novembre erano stati effettuati controlli e perquisizioni straordinarie. A inizio anno, inoltre, aveva fatto scalpore il caso di un detenuto marocchino di 39 anni accusato di aver seviziato e violentato ripetutamente il compagno di cella, sottoponendolo, secondo la Procura, a trattamenti “inumani e degradanti”.

Un’escalation di violenze che solleva interrogativi pesantissimi sulla sicurezza, sulla gestione del carcere e sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute. Ora spetterà alla magistratura fare piena luce su quanto accaduto e accertare tutte le responsabilità, dentro e fuori le celle.