“Abbassate le armi, alzate i salari”: venerdì l’Italia si ferma, piazze sorvegliate speciali

Il 30 ottobre lo sciopero generale dell’Usb contro guerra e carovita. Dopo i disordini dei giorni scorsi, sicurezza in allerta: occhi puntati anche sui social.

Roma – Archiviato un weekend ad altissima tensione, l’Italia si prepara a un nuovo venerdì di piazze. E la macchina della sicurezza, in realtà, non ha mai spento i motori. Il 30 ottobre è il giorno dello sciopero generale proclamato dal sindacato Usb, che chiama a raccolta lavoratori, pensionati, studenti, movimenti per la casa e realtà pro-Pal al grido di “Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!”. Una mobilitazione contro la guerra e il caro vita che si annuncia come il nuovo, delicatissimo banco di prova per l’ordine pubblico.

A incrociare le braccia saranno settori diversi, dalla scuola ai porti, passando per la sanità. I cortei sono già annunciati da Roma a Milano, e poi Bologna, Torino, Firenze, Napoli e Palermo. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo”, è l’appello lanciato dal sindacato di base, che chiede di “unire le proteste” per ottenere prezzi sotto controllo, il rilancio di salari e pensioni e “una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”. Una chiamata a cui hanno già risposto universitari, liceali, agricoltori, autotrasportatori e centri sociali.

Negli ambienti della sicurezza il bilancio di sabato scorso viene letto in chiaroscuro, ma con un filo di sollievo: quasi 5mila identificati, 371 fermati – di cui 110 minorenni – nove arresti e 36 feriti tra le forze dell’ordine, con scontri a Torino, Bologna e Roma. Numeri pesanti, eppure lontani dalle devastazioni e dai saccheggi della settimana precedente. “Il lavoro di prevenzione ha funzionato”, è il ritornello. Ed è proprio su quella strada che si continuerà: controlli sul territorio, dialogo con gli organizzatori e una lente puntata sul mondo virtuale, per intercettare gruppi violenti pronti a infiltrarsi nei cortei o possibili saldature tra focolai di protesta diversi.

L’effetto sorpresa, intanto, sembra disinnescato. Il Movimento 17 ottobre, che aveva promesso di rivelare le piazze all’ultimo minuto, ha perso il suo presunto regista: il ricercatore Youssef Siher, fermato sabato a Milano su cui la Procura parla di un “progetto eversivo”.

Sul fronte politico, a muoversi sono i sindaci. Nove primi cittadini di centrosinistra – da Roberto Gualtieri a Beppe Sala, da Gaetano Manfredi a Silvia Salis – hanno chiesto un “incontro urgente” al governo. “Il costo della vita, della casa, dell’energia e dei trasporti sta mettendo sotto pressione famiglie, lavoratori e imprese”, scrivono. “I comportamenti violenti sono inaccettabili e li condanniamo con la massima fermezza. Ma la risposta duratura passa dall’economia”.

Ora la palla passa a Palazzo Chigi, proprio mentre si scrive la legge di bilancio. Venerdì le piazze diranno quanto è profonda la rabbia di un Paese che fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese.