“L’assassino di Pietracatella”: il giallo della ricina diventa un business letterario

Tre volumi sulla morte di Antonella e Sara, avvelenate nel 2025, vanno a ruba. Uno degli autori sentito in Questura: “Forse ho detto qualcosa che non dovevo”.

Campobasso – Gli scaffali delle librerie svuotati in poche settimane, centinaia di ordini online e, in paese, una rabbia che cresce di giorno in giorno. A Pietracatella, piccolo borgo molisano di poco più di mille anime, il dolore per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina a fine dicembre 2025, è finito tra le pagine di tre libri. Ma la comunità non ci sta: “Non comprateli. Vergogna, sciacalli che lucrano sulle disgrazie altrui”.

È il messaggio che rimbalza da giorni sui gruppi social del paese, insieme agli appelli al boicottaggio e agli insulti contro gli autori, accusati di voler fare cassa su una tragedia che non ha ancora un colpevole. A oltre dieci mesi dai fatti, infatti, l’inchiesta della Procura di Larino per duplice omicidio premeditato procede ancora contro ignoti.

I titoli finiti nel mirino sono tre: Uno di noi. Il giallo di Pietracatella. Il beneficio del dubbio, dell’avvocato Francesco Mancini, Pietracatella. Il veleno dentro casa, del criminologo Aldo Di Giacomo, e soprattutto L’assassino di Pietracatella, del giornalista Agostino Rocco, direttore della biblioteca provinciale di Isernia. Nessuno dei tre indica un responsabile. Ma è proprio il titolo di Rocco a far discutere di più.

Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi

L’autore ha risposto con una lettera aperta agli abitanti: “Mi accusate di aver scritto per soldi e gloria. Non ne ho bisogno. Ho scritto perché se non fissi i fatti mentre accadono resta solo il rumore. E di rumore a Pietracatella, definito paese omertoso, ne abbiamo fin troppo”. Mercoledì, però, Rocco è stato ascoltato per un’ora nella Questura di Campobasso. I motivi non sono stati resi noti. “Forse perché ho detto qualcosa che non dovevo”, ha ammesso al Tg Molise, negando però di aver accusato qualcuno.

Intanto il caso è diventato un fenomeno mediatico, tra trasmissioni tv e video dei creator di cronaca nera. Le domande, però, restano senza risposta: come è stata somministrata la ricina? Dove è stata procurata? E chi l’ha portata in casa? Si aspettano i risultati del Robert Koch Institute di Berlino, che sta analizzando reperti e alimenti sequestrati, ma non arriveranno prima di fine dicembre. Nel frattempo, a Pietracatella, si chiede solo una cosa: silenzio e rispetto per Antonella e Sara.