La 15enne e la mamma avrebbero avuto antipatie per le stesse persone. Da Berlino ancora nessuna risposta: i risultati slittano.
Campobasso – Non una vittima collaterale, ma il vero bersaglio. Dieci mesi dopo la tragedia che ha sconvolto Pietracatella, il giallo della ricina potrebbe ripartire proprio da lei, Sara Di Vita, la ragazzina di appena 15 anni morta avvelenata insieme alla mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Secondo la nuova convinzione degli inquirenti, la giovane avrebbe scoperto qualcosa di indicibile. Un segreto che, forse, le è costato la vita.
A rilanciare la pista è stato il programma Dentro la Notizia. “Era l’obiettivo insieme alla mamma, ne sono convinti”, è la frase che rimbalza dagli ambienti investigativi. Il movente dell’assassino, o degli assassini, sarebbe da ricondurre a “un segreto che Sara aveva scoperto. Un segreto importante”. Un dettaglio che, secondo alcune indiscrezioni emerse dal lavoro della Squadra Mobile di Campobasso sui dispositivi sequestrati in casa, la ragazza avrebbe condiviso proprio con la madre.
C’è poi un altro tassello che rafforza questa ipotesi. Dagli interrogatori sarebbe emerso che Sara e Antonella nutrivano antipatie per le stesse persone. Ed è su questa ristretta cerchia che ora si concentra l’attenzione della Procura di Larino, che continua a scavare tra le persone vicine alla famiglia Di Vita. Eppure, nonostante i mesi trascorsi, il fascicolo resta ancora contro ignoti: nessun nome, nessun colpevole.
Intanto, nella questura di Campobasso, gli investigatori hanno ascoltato l’addetto alla raccolta dei rifiuti del paese. Al centro della testimonianza ci sono gli avanzi della cena del 23 dicembre e la vaschetta di cozze che, secondo quanto raccontato a gennaio da Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, sarebbe finita nella spazzatura il giorno della vigilia di Natale.
Le risposte che tutti attendono, però, arriveranno dalla Germania. Al Robert Koch Institute di Berlino sono ancora in corso le analisi reperti e alimenti prelevati nella casa di Pietracatella. Gli esperti tedeschi hanno chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni, e un ulteriore rinvio potrebbe arrivare a fine novembre. Un’attesa che si fa sempre più pesante per una comunità ancora ferita, sospesa tra il dolore e la speranza che quel segreto, un giorno, venga finalmente a galla.



