Berna rinuncia a 1,5 milioni di franchi per le cure dei ragazzi ustionati nel rogo di Capodanno. Meloni: “Nessun onere ricadrà sulle famiglie”.
Crans-Montana – Dopo mesi di dolore, interventi chirurgici e lunghe notti in corsia, alle famiglie dei ragazzi italiani sopravvissuti all’inferno di Crans-Montana era arrivato anche un conto da pagare. Una beffa che oggi si chiude: il governo svizzero ha deciso di “rinunciare a titolo eccezionale al rimborso” delle spese mediche per le cure dei feriti italiani nell’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Un conto da circa 1,5 milioni di franchi, poco più di 1,6 milioni di euro, che non ricadrà né sui genitori né sull’Italia.
A comunicare la decisione alla premier Giorgia Meloni è stato il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin. “Il governo svizzero è pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie delle vittime e sulle persone che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite”, si legge nella nota dell’esecutivo di Berna.
La strage risale alla notte del 1° gennaio 2026, quando le fontane pirotecniche fissate sulle bottiglie di champagne hanno dato fuoco al soffitto del locale. Il bilancio è stato devastante: 41 morti, tra cui sei italiani, e 115 feriti, quasi tutti giovanissimi. Secondo la tv pubblica svizzera Rts, 12 ragazzi italiani erano stati curati negli ospedali svizzeri. Poi sono arrivate le fatture, e con loro lo scontro con Roma, che aveva fatto sapere di non voler coprire i costi.
Ora la svolta. “Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia”, ha commentato Meloni, ringraziando Parmelin “per la sensibilità dimostrata”. Un “gesto di grande solidarietà”, per il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Sollievo anche tra i genitori. “Siamo soddisfatti, è stato fatto un lavoro diplomatico e politico molto positivo”, dice Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei ragazzi più gravi. Il figlio ha appena affrontato l’ennesimo intervento, un trapianto alla mano al Policlinico Umberto I di Roma, ed è già tornato tra i banchi di scuola. “Però ci sono tanti tanti problemi ancora aperti”.
La partita, infatti, non è chiusa. Lo ricorda l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia della milanese Sofia Donadio: ora servono certezze sulla continuità delle cure e “risarcimenti adeguati e tempestivi”. E soprattutto la verità: “Le vittime e le loro famiglie attendono risposte”.



