Si trinca sempre di meno

Il consumo di alcolici è diminuito di 30 miliardi di euro negli ultimi 6 anni mentre quello degli analcolici è cresciuto di 2,7 miliardi.

Sotto un profluvio torrenziale di notizie negative (guerra, riarmo, carburante a prezzi altissimi, crisi economica delle famiglie italiane) ogni tanto nel cielo tempestoso appare qualche bagliore di luce. Nel report diffuso dalla Commissione Europea (CE) nel settembre scorso riguardante le frequenze di consumo di alcolici tra i cittadini europei è stata evidenziata una flessione nei consumi.

Le bevande analcoliche, al contrario, sono in aumento. In dettaglio il 4,8% consuma alcol ogni giorno, il 19,2% una volta la settimana, il 21,8% almeno una volta al mese, il 20,7% meno di una volta al mese e il 33,5% si è dichiarato astemio.

I giovani bevono meno rispetto agli adulti, raggiungendo nella fascia d’età al di sotto dei 34 anni cifre insignificanti. Cambiamento oculato nel comportamento del consumatore o, come al solito, c’è lo zampino del marketing?

Gatta ci cova. I dati indicano una forte crescita della vendita di bevande completamente prive di alcol o a gradazione ridotta rispetto ai tradizionali standard di mercato. L’unica ricerca simile, a cura della CE, risale al 2019, prima della pandemia, dove il mercato degli alcolici sprizzava gioia da tutti i pori come confermano i dati: il 9,5% dei cittadini europei trincava almeno una volta al giorno.

Tra le bevande che più stanno risentendo della crisi il vino è la più colpita. L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), un organismo intergovernativo di natura scientifica e tecnica, ha diffuso dei dati secondo cui nel 2025 il consumo di vino è calato del 3,1% rispetto all’anno prima, a sua volta in calo nei confronti del 2024.

Quindi una crisi che non si è palesata all’improvviso ma che viene da lontano. La pandemia è stata uno spartiacque. In quel periodo, infatti, il consumo fu condizionato dalle oscillazioni delle restrizioni dovute dal lockdown.

Si tratta di dati, dunque, inattendibili da non tenere in considerazione. L’anno di riferimento è il 2019 in cui, senza esagerazioni, il vino scorreva a fiumi: ben 128 milioni di elettroliti! Confermando una tendenza costante da diversi anni ed il consumo era cresciuto in tutti i principali Paesi europei.

Non bisogna farsi ingannare dal consumo nominale, in crescita nel 2025 a causa dell’inflazione. Anche la birra, che aveva conquistato la sua produttiva quota di mercato, è stata costretta ad ammainare bandiera bianca. Così come il consumo di superalcolici.

I giovani bevono meno degli adulti

La crescita del mercato dei prodotti analcolici ha avuto una notevole impennata e da questo dato ha preso piede l’idea che il processo in atto fosse il frutto di un cambiamento culturale e salutistico da parte dei giovani.

Sta di fatto che il consumo di alcolici è diminuito di 30 miliardi di euro negli ultimi 6 anni, mentre quello degli analcolici è cresciuto di 2,7 miliardi. C’è un nesso tra i due fenomeni? Certamente un rapporto di causa effetto esiste e una parte di consumo si è spostata da un campo all’altro.

Com’è consueto nei fenomeni sociali le cause che li determinano dipendono dalla combinazione di una serie di aspetti, economici, sociali e culturali. C’è da segnalare che i redditi a disposizione di questa generazione sono davvero scarsi.

Considerando la vertiginosa crescita dei prezzi si è iniziato a fare i conti della serva, tagliando i prodotti più costosi. Inoltre, pare che tra i ragazzi si sia diffusa la consapevolezza della propria salute.