Giallo della ricina, la Procura ha escluso due nomi dai sospettati: ecco chi

Le autopsie, secondo fonti vicine alle indagini, avrebbero rilevato una quantità di tossina pari a 140 volte la dose letale.

Campobasso – Due nomi cancellati dalla lavagna degli inquirenti, mentre il mistero resta fitto come dieci mesi fa. Nel giallo della ricina che ha spezzato le vite di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte a Pietracatella tra il 27 e il 28 dicembre 2025, la Procura di Larino avrebbe escluso dalla cerchia dei sospettati Alice Di Vita, sorella maggiore di Sara, e il tecnico di laboratorio dell’istituto agrario di Riccia, marito dell’amica d’infanzia di Gianni Di Vita. A rivelarlo è stato l’inviato in paese di “Dentro la Notizia”, il programma di Gianluigi Nuzzi su Canale 5.

Per Alice, oggi studentessa al Politecnico di Torino, l’indiscrezione arriva dopo mesi passati sotto i riflettori. Già ad agosto gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino non avevano trovato nel suo sangue, né in quello del padre, anticorpi alla ricina: segno che nessuno dei due sarebbe mai entrato in contatto con il veleno. Insieme a Gianni, la ragazza figura nel fascicolo come parte offesa.

Diverso il percorso del tecnico dell’Agrario. Lui e la moglie, insegnante al liceo scientifico di Riccia e amica di Di Vita, erano stati ascoltati come persone informate sui fatti; la donna era stata sentita più volte e messa anche a confronto con l’ex sindaco. A metà ottobre Squadra Mobile e Sco avevano passato al setaccio i computer di quattro scuole, a partire proprio dall’istituto di Riccia, a caccia di ricerche sospette su “ricina”, “veleno” e “semi di ricino”, anche nel dark web.

Il fascicolo, però, resta contro ignoti: la Procura procede per duplice omicidio premeditato e non ci sono indagati. Le autopsie, secondo fonti vicine alle indagini, avrebbero rilevato una quantità di tossina pari a 140 volte la dose letale, un dato che allontana l’ipotesi di un’ingestione accidentale. Gianni Di Vita, che aveva mangiato con moglie e figlia, accusò solo sintomi lievi.

Giovedì mattina, 29 ottobre, negli uffici della Questura di Campobasso sono stati estratti i dati da computer, hard disk, pen drive e da uno smartphone sequestrati a fine settembre negli studi da commercialista di Di Vita, a Pietracatella e nel capoluogo. Lui non c’era: si trovava a Torino, accanto ad Alice. Negli ultimi giorni, inoltre, gli investigatori avrebbero raccolto informazioni su una seconda donna, una conoscente dell’ex primo cittadino.

La svolta, ora, passa da Berlino. Gli specialisti tedeschi hanno ottenuto una proroga di 30 giorni per completare le analisi su oltre 70 alimenti e sui 131 reperti raccolti a luglio nella casa di famiglia. I risultati non arriveranno prima di fine anno: quasi dodici mesi dopo quel Natale di morte che Pietracatella non riesce a dimenticare.