Giallo della ricina, il veleno cresceva a pochi passi da casa

Trovate le piante tra Riccia e il lago di Occhito. Caccia in quattro scuole al computer che online cercava la “ricetta” della morte.

Campobasso – Il veleno che ha spezzato due vite non arrivava da lontano: cresceva nei campi, a pochi chilometri da casa, pronto a essere raccolto. È la svolta che riscrive il giallo di Pietracatella, la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, uccise dalla ricina durante le feste di Natale del 2025. Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso hanno individuato diversi esemplari di ricino nei campi tra Riccia e il lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia: piante che proprio tra agosto e ottobre sviluppano le capsule contenenti i semi, dai quali si estrae la sostanza tossica. Un dettaglio che apre uno scenario inquietante: il veleno potrebbe essere stato preparato in casa, artigianalmente.

A ricostruire gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, coordinata dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, è La Repubblica. E mentre nella casa di Pietracatella proseguiva il sopralluogo congiunto di esperti italiani e tedeschi, con i campioni destinati al prestigioso Robert Koch Institute di Berlino, la caccia si spostava su un altro fronte, quello digitale.

Perché c’è un’ombra che pesa più di tutte: qualcuno, lo scorso agosto, aveva cercato online informazioni sulla ricina. Un utente che, spacciandosi per uno scrittore, aveva chiesto lumi sul veleno attraverso la piattaforma Reddit. Da qui la mossa degli inquirenti: individuare il pc da cui erano partite quelle ricerche. La Procura di Larino ha disposto le verifiche su circa 200 computer distribuiti in quattro istituti scolastici, passati al setaccio da un software della Polizia di Stato capace di scovare i termini chiave legati alle sostanze chimiche.

È così che è partito il valzer delle perquisizioni. Prima l’istituto agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di una docente di matematica legata da un rapporto di amicizia a Gianni Di Vita, padre di Sara ed ex sindaco di Pietracatella. Poi i 21 computer del liceo scientifico dello stesso comune, compresi quelli della sala insegnanti, dove quella stessa professoressa in passato aveva curato persino la formazione informatica dell’istituto. Nessun pc, però, è stato sequestrato.

La terza tappa è scattata poco dopo le 9 di oggi, 15 ottobre: gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco sono entrati nel liceo Classico di Campobasso, la scuola frequentata fino a pochi mesi fa da Sara e dalla sorella Alice, per esaminare i 63 computer presenti. Resta da controllare il liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove insegna come docente di sostegno una cugina di Di Vita.

Sullo sfondo, resta la pista più battuta: quella delle relazioni nascoste e dei presunti motivi sentimentali. Gli inquirenti continuano ad approfondire i problemi coniugali tra Gianni Di Vita e la moglie Antonella, emersi anche dall’analisi del telefono della donna. Dieci mesi dopo quella tragica vigilia di Natale, il cerchio si stringe. E il veleno, forse, non era mai stato così vicino.