Il governatore Renato Schifani ha richiesto la documentazione sui contributi pubblici concessi al film di Aurelio Grimaldi.
Sicilia – L’opera cinematografica incentrata sulla figura di Totò Cuffaro finisce al centro dei riflettori istituzionali prima ancora del suo debutto sul grande schermo. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha infatti sollecitato la Sicilia Film Commission ad acquisire il fascicolo relativo a «Totò che visse tre volte», la pellicola documentaria diretta da Aurelio Grimaldi che nel 2021 ottenne uno stanziamento pubblico di 33 mila euro durante l’amministrazione guidata da Nello Musumeci. L’obiettivo delle verifiche è far luce sulle procedure e i criteri adottati per la concessione delle risorse finanziarie.
Attualmente il lungometraggio ripercorre le fasi salienti della traiettoria pubblica e personale dell’ex governatore: la presidenza della Regione, la detenzione a seguito della condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia e il successivo rientro nella scena politica. La narrazione si arresta prima dei fatti più recenti.
Il cineasta sta valutando, tuttavia, di estendere il racconto. Tra le ipotesi al vaglio vi è un ulteriore confronto con Cuffaro per approfondire le prospettive future alla luce dei nuovi guai giudiziari; in alternativa, la prima programmata il 4 novembre a Termini Imerese potrebbe essere integrata da una nota informativa che renda conto della misura cautelare degli arresti domiciliari disposta nel 2025 e del successivo patteggiamento a tre anni per corruzione e traffico di influenze.
Presentata originariamente nel 2021 con il titolo “Il pregiudicato”, la proposta firmata dalla società Arancia Cinema si era posizionata al ventunesimo posto su ventotto progetti ammessi al sostegno economico. Grimaldi respinge l’idea che l’opera costituisca un’apologia del politico, ricordando di essere stato in passato un suo fermo oppositore.
La spinta a realizzare l’opera nasce, secondo il regista, da una riflessione etica matura sulla condizione carceraria, maturata anche grazie alle sue precedenti esperienze d’insegnamento negli istituti di pena minorili. Sotto il profilo procedurale, nel novembre 2023 la produzione ha notificato il completamento del lavoro alla Film Commission, ottenendo la liquidazione del 90% del contributo previsto, mentre la quota finale rimane subordinata alla presentazione pubblica.
Il lasso di tempo trascorso tra il termine della lavorazione e l’uscita in sala è stato condizionato anche da un caso politico-culturale. Grimaldi ha sostenuto che l’esclusione del documentario dalla selezione fuori concorso del Taormina Film Festival del 2024 sia stata determinata da presunte pressioni politiche di Fratelli d’Italia.
Un’interpretazione respinta con decisione dall’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata, la quale ha ribadito la totale autonomia delle scelte artistiche, attribuendo la decisione esclusivamente alla direzione del festival.



