Blitz antimafia nella Sibaritide: 41 arresti, tra cui il sindaco di Corigliano-Rossano

Operazione dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza: 24 le persone finite in carcere, 17 ai domiciliari.

Cosenza – È un vero terremoto quello che ha scosso la Sibaritide nelle prime ore di mercoledì 28 ottobre, quando i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Gip di Catanzaro: 41 misure cautelari, 24 in carcere e 17 ai domiciliari. E tra i nomi che pesano di più c’è quello di Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, esponente di Avs e al secondo mandato, finito agli arresti domiciliari.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Salvatore Curcio, punta dritta al cuore delle cosche che si contendono il territorio tra Cassano all’Ionio, Sibari e Corigliano-Rossano. Un elenco di accuse lungo e pesante, contestate a vario titolo: associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto di armi, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E, soprattutto, il patto elettorale politico-mafioso, il reato che lega i clan alle urne.

Stasi non è l’unico politico nelle carte firmate dal Gip Fabiana Giacchetti: ai domiciliari è finito anche Pietro Lucisano, consigliere comunale di Forza Italia. Un’indagine che attraversa gli schieramenti e che ora getta un’ombra pesantissima sul palazzo municipale della terza città della Calabria.

Il nome che fa tremare la Sibaritide, però, è un altro: quello di Damiano Pepe, 64 anni, detto “Tripolino”, indicato dagli inquirenti come figura di spicco della cosca Abbruzzese-Pepe. Per lui il Gip ha disposto il carcere. Un uomo che la morte l’ha sfiorata appena quattro giorni fa. Intorno alla mezzanotte del 24 ottobre, in contrada Lattughelle, a Cassano, almeno due sicari hanno esploso una trentina di colpi d’arma lunga contro l’auto della coppia, che stava rientrando a casa. Pepe, raggiunto alle spalle, è sopravvissuto ed è ricoverato all’ospedale di Cosenza, piantonato. Per la compagna, Silvana Sibarelli, 60 anni, non c’è stato nulla da fare. Il suo nome, beffa del destino, compare anch’esso nell’ordinanza.

Pepe era tornato libero nel 2019, dopo 26 anni di carcere per omicidio e associazione mafiosa. Il fratello Edoardo fu ucciso in un agguato nel 2002. E dopo la notte di sangue di Lattughelle gli investigatori temono che possa riaccendersi la guerra tra gli Abbruzzese e i Forastefano, le famiglie che da decenni incutono paura nell’alto Jonio cosentino.